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Nato, 140 miliardi per Kiev. Meloni chiama Erdogan prima del vertice di Ankara

Nato, 140 miliardi per Kiev. Meloni chiama Erdogan prima del vertice di Ankara

L’Alleanza prepara il sostegno militare all’Ucraina per il biennio 2026-2027. Il Premier sente il Presidente turco su difesa comune, Fianco Sud e Libia mentre Trump riapre lo scontro con gli alleati sui costi
sabato, 4 Luglio 2026
2 minuti di lettura

A pochi giorni del vertice Nato di Ankara (in programma il 7 e 8 luglio) l’Alleanza atlantica conferma la linea seguita dall’inizio della guerra in Ucraina e rafforza l’impegno a sostegno di Kiev.

La dichiarazione finale, approvata dal Consiglio Atlantico al termine della procedura di silenzio, mette nero su bianco un nuovo pacchetto di assistenza militare da 140 miliardi di euro distribuiti tra il 2026 e il 2027: 70 miliardi per il prossimo anno e altri 70 per quello successivo.

L’intesa, raggiunta tra i Paesi membri, certifica la volontà di assicurare continuità al sostegno occidentale, nonostante il conflitto entri nel suo quinto anno e il dibattito politico, soprattutto negli Stati Uniti, diventi sempre più acceso. L’accordo arriva in una fase nella quale la prospettiva di un negoziato appare lontana.

La scelta della Nato conferma che gli alleati intendono consolidare il supporto militare a Kiev anche nel medio periodo, offrendo al governo ucraino una cornice finanziaria stabile. Il vertice turco, almeno su questo punto, non segna cambi di rotta. Al contrario, rafforza una strategia che punta a mantenere elevata la capacità di resistenza dell’Ucraina, mentre sul campo continuano gli scontri con le forze russe.

Meloni telefona a Erdogan

Nel dossier del vertice entra anche il canale tra Roma e Ankara. In vista dell’appuntamento Nato, Giorgia Meloni ha avuto una conversazione telefonica con Recep Tayyip Erdogan. Secondo quanto riferisce Palazzo Chigi, i due leader hanno riaffermato il comune impegno per lo sviluppo del rapporto transatlantico e per la difesa comune all’interno dell’Alleanza, con un richiamo condiviso all’importanza del Fianco Sud. Il colloquio ha riguardato anche la situazione in Libia, in particolare la cooperazione nel contrasto ai movimenti migratori irregolari e al traffico di esseri umani.

Meloni ed Erdogan hanno infine confermato la volontà di rafforzare le relazioni bilaterali a tutti i livelli e si sono dati appuntamento per la prossima settimana ad Ankara. La decisione dell’Alleanza si inserisce in un contesto di crescente tensione anche sul fronte orientale. Alcune testate europee, tra cui la polacca ‘Onet’, riferiscono che Mosca starebbe valutando iniziative destinate a verificare la capacità di risposta della Nato.

Tra le ipotesi citate figurano azioni limitate contro infrastrutture in Polonia oppure sconfinamenti circoscritti lungo il confine dell’Alleanza, episodi che potrebbero essere presentati come incidenti e che avrebbero l’obiettivo di misurare la reazione politica e militare dei Paesi membri. Si tratta di ricostruzioni che non hanno trovato conferme ufficiali, ma che contribuiscono ad alimentare il clima di preoccupazione alla vigilia del summit.

L’attacco di Trump

Sul tavolo di Ankara pesa anche il rapporto sempre più complicato tra Washington e i partner europei. Donald Trump è tornato infatti a mettere nel mirino la Nato e ha rilanciato una critica che accompagna da anni la sua visione dell’Alleanza. In un messaggio pubblicato su Truth Social ha definito “ridicolo” che gli Stati Uniti continuino a sostenere un peso economico tanto elevato senza ricevere, a suo giudizio, un contributo proporzionato dagli altri membri. A sostegno della sua tesi il presidente americano diffonde un grafico sulle spese militari. Secondo i dati condivisi, gli Stati Uniti destinano alla difesa 999 miliardi di dollari, una cifra che supera nettamente quella del Regno Unito, fermo a 90,5 miliardi, della Francia con 66,5, dell’Italia con 48,8 e della Polonia con 44,3 miliardi. “Non è una relazione reciproca. Loro non c’erano per noi”, ha scritto il Tycoon.

Rispetto per Erdogan

Le critiche non si sono limitate agli aspetti finanziari. Il Presidente a stelle e strisce ha lasciato intendere che la sua presenza ad Ankara non nasce da una convinzione sul valore politico del vertice, bensì dal rapporto personale con Recep Tayyip Erdogan: “Per la maggior parte delle persone non ci sarei andato”, ha detto per poi aggiungere di aver accolto l’invito del Presidente turco “per rispetto”. Negli ultimi mesi Erdogan ha lavorato per evitare che un’eventuale assenza del di Trump si trasformasse in un segnale di debolezza dell’Alleanza. Il leader turco, che in più occasioni ha mantenuto un canale privilegiato con il Tycoon, ha puntato proprio su quel rapporto personale per assicurare la partecipazione americana al summit.

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