Presidente Doda Bardhok, lei oltre ad essere un punto di riferimento dei cittadini albanesi in Italia è un esponente politico di rilievo nel suo Paese del Partito Democratico. Come giudica le iniziative del governo del primo ministro Edi Rama: qual è il suo giudizio politico sul percorso che il leader albanese sta portando avanti, tra investimenti, turismo, immagine internazionale e avvicinamento all’Unione europea?
“È vero, sono un uomo di destra e ne sono orgoglioso. Ma, al di là dell’appartenenza politica, sono prima di tutto un albanese che ama profondamente il proprio Paese. Ed è proprio questo amore incondizionato per l’Albania che mi spinge a denunciare una realtà che, a mio avviso, è molto diversa dall’immagine che viene rappresentata all’estero.
Se dovessimo tracciare un bilancio dei governi guidati da Edi Rama dal 2013 a oggi, partirei dalla diffusione della coltivazione della cannabis, dalle numerose inchieste che hanno coinvolto ministri dell’Interno, alcuni dei quali finiti anche in carcere per presunti legami con la criminalità organizzata, e da leggi che ritengo siano state costruite per favorire persone vicine al potere.
A questo si aggiunge un sistema elettorale che, secondo noi dell’opposizione, non garantisce più condizioni di piena libertà: parliamo di voto condizionato, di pressioni, di intimidazioni e di un utilizzo delle strutture dello Stato a sostegno del partito di governo. Lo Stato e il partito, troppo spesso, finiscono per coincidere.
C’è poi il tema della corruzione internazionale. Penso, ad esempio, al caso McGonigal, che ha sollevato interrogativi molto seri sul rapporto tra il governo albanese e alcuni ambienti internazionali, fino alla vicenda che ha coinvolto il leader dell’opposizione, Sali Berisha.
L’Albania oggi appare bella agli occhi di chi la osserva dall’esterno: nuovi grattacieli, grandi progetti urbanistici, città che sembrano moderne e dinamiche. Ma, dietro questa immagine, io vedo un’altra realtà: quella del riciclaggio di denaro, della corruzione e dei capitali della criminalità organizzata che finiscono nell’economia, alterando il mercato e mettendo in difficoltà l’economia sana e le imprese che lavorano onestamente.
Anche sul piano internazionale ritengo che Edi Rama abbia investito soprattutto sulla costruzione della propria immagine personale. Ho l’impressione che sia disposto ad accettare qualsiasi richiesta proveniente dai leader internazionali pur di consolidare il proprio consenso e restare al potere, anche quando questo, a mio giudizio, non coincide con il reale interesse dell’Albania.
Questa è, secondo me, la realtà che si nasconde dietro un’immagine molto efficace dal punto di vista comunicativo, ma profondamente diversa da quella vissuta ogni giorno da tanti cittadini albanesi”.
Al nostro giornale Edi Rama sostiene che molti rilievi rivolti al suo Governo siano prive di prove e che certe narrazioni danneggino l’immagine internazionale dell’Albania. Da segretario del Partito Democratico albanese in Italia, lei ritiene che Rama stia difendendo il Paese o stia alle prese con delle difficoltà politiche del suo esecutivo?
“Con amarezza constato che il Primo Ministro continua a proporre una narrazione che, a mio giudizio, non corrisponde alla realtà vissuta dai cittadini albanesi.
Girando per il Paese si incontra una popolazione stanca e preoccupata, persone che spesso hanno paura di esprimere liberamente le proprie opinioni per il timore di subirne le conseguenze. C’è chi teme controlli fiscali, chi rischia di perdere il lavoro nel settore pubblico, chi vede messa in discussione l’assistenza sociale o subisce pressioni indirette attraverso le imprese per cui lavora.
È una realtà che considero molto diversa da quella descritta dal governo.
La verità può essere scomoda, ma è indispensabile se vogliamo costruire un’Albania più libera e più democratica. Per questo considero un fatto positivo che da oltre un mese migliaia di cittadini siano tornati a manifestare. A mio avviso è il segnale che molti hanno finalmente superato la paura.
Non credo affatto che queste proteste danneggino l’immagine dell’Albania. Al contrario, penso che mostrino una società civile viva, che chiede trasparenza, democrazia e rispetto delle regole. Ed è proprio da questa consapevolezza che può nascere un futuro migliore per il nostro Paese”.
Il primo ministro Rama rivendica crescita del turismo, investimenti internazionali e cammino verso l’Unione Europea. Dal vostro punto di vista, qual è invece il nodo principale che l’Albania deve affrontare per avvicinarsi davvero all’Europa: giustizia, corruzione, libertà politica, economia o rapporto con la diaspora?
“L’adesione all’Unione europea non può essere soltanto un obiettivo politico o uno slogan. È un percorso che richiede istituzioni credibili, una magistratura realmente indipendente, elezioni libere, lotta alla corruzione e garanzie per chi fa impresa.
Il governo ama parlare dei capitoli negoziali aperti con Bruxelles, ma l’Europa non guarda soltanto ai numeri. Guarda soprattutto allo Stato di diritto, alla separazione dei poteri e alla qualità della democrazia. È su questi aspetti che, a mio avviso, l’Albania deve recuperare credibilità.
Nessuno mette in discussione l’obiettivo europeo del nostro Paese. Al contrario, siamo noi a volerlo con maggiore convinzione. Proprio per questo riteniamo che il percorso di adesione debba essere accompagnato da riforme autentiche e non da operazioni di immagine. L’Europa non è soltanto una destinazione geografica: è un sistema di valori fondato sulla libertà, sulla legalità e sulla democrazia”.
Il rapporto tra Italia e Albania è sempre più stretto, come Lei riconosce non solo sul piano diplomatico ma anche economico, culturale e sociale. Dal suo punto di vista, questo legame sta crescendo nella direzione giusta o ci sono aspetti che andrebbero corretti?
“Il rapporto tra Italia e Albania è straordinario e va ben oltre i governi che si sono succeduti negli anni. È un legame costruito dalle persone, dalle famiglie, dagli imprenditori, dai lavoratori e da centinaia di migliaia di albanesi che vivono onestamente in Italia e rappresentano un ponte stabile tra i nostri due Paesi.
Proprio perché considero questo rapporto così importante, credo che debba essere fondato sulla massima trasparenza e sul rispetto reciproco. L’Italia deve continuare a essere il principale partner strategico dell’Albania, ma questa collaborazione deve contribuire anche al rafforzamento delle istituzioni democratiche, della legalità e dello sviluppo economico reale del Paese.
I rapporti tra due nazioni sono davvero solidi quando si fondano sulla fiducia reciproca, sul rispetto delle regole e sulla condivisione di valori comuni, non soltanto sui rapporti tra i governi”.
Guardando ai prossimi anni, qual è la prospettiva che immagina per l’Albania e qual è il suo auspicio: un Paese più vicino all’Europa, più stabile al suo interno, più aperto agli investimenti o più attento ai diritti e alla qualità della democrazia?
“Il mio auspicio è vedere un’Albania nella quale i giovani scelgano di restare e non siano costretti a costruire il proprio futuro all’estero.
Vorrei un Paese nel quale vincano il merito, la libertà e la giustizia, dove nessun cittadino debba avere paura di esprimere le proprie idee politiche e dove lo Stato sia realmente al servizio dei cittadini.
Sogno un’Albania pienamente europea non solo perché entrerà nell’Unione europea, ma perché avrà costruito istituzioni credibili, una giustizia indipendente, un’economia competitiva e una democrazia forte. Gli albanesi meritano questo futuro e sono convinto che possa essere raggiunto con una politica capace di rimettere al centro l’interesse nazionale, il bene comune e la fiducia dei cittadini”.





