Il discorso di Pete Hegseth, tenuto in Francia in occasione delle commemorazioni dello sbarco in Normandia, ha suscitato un’ondata di reazioni dopo che il segretario alla Difesa statunitense ha fatto riferimento all’immigrazione contemporanea utilizzando il termine “invasione”. Un linguaggio che, nel contesto di una cerimonia dedicata alla memoria dei soldati caduti nel 1944, ha immediatamente attirato l’attenzione di osservatori politici e media internazionali.
Davanti ai veterani, ai rappresentanti francesi e a una delegazione americana, Hegseth ha ricordato il sacrificio delle truppe alleate, sottolineando il valore della “difesa dei confini e della sovranità nazionale”. È stato in questo passaggio che ha stabilito un parallelo tra le minacce affrontate durante la Seconda guerra mondiale e quelle che, a suo avviso, gli USA e l’Europa affrontano oggi.
Il riferimento all’immigrazione come “invasione” ha immediatamente polarizzato il dibattito. Le autorità francesi presenti non hanno commentato pubblicamente, ma fonti diplomatiche hanno definito il passaggio “inusuale” per una cerimonia commemorativa. Alcuni analisti hanno sottolineato che il contesto storico del D-Day, simbolo di cooperazione internazionale contro il totalitarismo, mal si presta a letture contemporanee di natura politica.
Negli Stati Uniti, le parole di Hegseth hanno trovato eco tra i sostenitori delle politiche migratorie più restrittive, mentre critici e associazioni per i diritti civili hanno accusato il segretario di aver strumentalizzato un momento di memoria collettiva per fini retorici. Secondo diversi commentatori, il discorso riflette la crescente tendenza a inserire il tema migratorio in ogni arena pubblica, anche in contesti tradizionalmente considerati bipartisan.
La Casa Bianca non ha rilasciato dichiarazioni aggiuntive, limitandosi a ribadire che il viaggio in Francia aveva come obiettivo principale “onorare il coraggio dei veterani e rafforzare i legami con gli alleati europei”.





