L’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ha annunciato che si dichiarerà colpevole di aver trattenuto documenti classificati dopo aver lasciato la Casa Bianca. La decisione, confermata dai suoi avvocati, arriva dopo mesi di negoziati con il Dipartimento di Giustizia, che aveva avviato un’indagine formale sulla conservazione non autorizzata di materiali riguardanti la sicurezza nazionale.
Secondo fonti giudiziarie, Bolton avrebbe mantenuto nella propria abitazione appunti e memorandum contenenti analisi strategiche su dossier internazionali, inclusi rapporti su Iran, Corea del Nord e Russia. Gli investigatori ritengono che alcuni documenti fossero classificati come “top secret”, un livello che richiede protocolli di conservazione estremamente rigidi. Bolton, noto per la sua lunga carriera nei vertici della sicurezza americana, avrebbe inizialmente contestato le accuse, sostenendo che molti dei materiali fossero già stati declassificati o rientrassero nella sua attività di memorialistica. La scelta di patteggiare, tuttavia, indica un cambio di strategia. Secondo gli analisti, Bolton punta a evitare un processo lungo e politicamente esplosivo, soprattutto in un momento in cui l’amministrazione è già sotto pressione per altre indagini legate alla gestione dei documenti riservati.
Il Dipartimento di Giustizia, dal canto suo, ha accolto la decisione come un passo verso la “responsabilità istituzionale”, pur senza commentare i dettagli dell’accordo. La vicenda ha immediatamente alimentato il dibattito politico a Washington. I critici dell’ex consigliere lo accusano di aver compromesso la sicurezza nazionale, mentre i suoi sostenitori parlano di un caso gonfiato per ragioni politiche. Bolton, che negli ultimi anni è diventato una delle voci più critiche del presidente USA, ha evitato dichiarazioni pubbliche, limitandosi a ribadire tramite i suoi legali che “collaborerà pienamente con le autorità”.





