L’Italia resta in procedura per deficit eccessivo. A certificarlo è la Commissione europea nel “Pacchetto di primavera” del Semestre europeo, pubblicato il 3 giugno, che fotografa una situazione in miglioramento ma ancora non sufficiente per chiudere il dossier aperto sui conti pubblici. Nel documento Bruxelles rileva che la crescita della spesa netta nel 2025 è risultata superiore ai limiti raccomandati. Tuttavia, considerando il biennio 2024-2025 nel suo complesso, lo scostamento appare soltanto marginale. La Commissione ritiene quindi che l’Italia sia sulla strada giusta per correggere il disavanzo eccessivo entro il 2026, rispettando la scadenza fissata dal Consiglio dell’Unione europea.
Deficit in miglioramento
Secondo l’esecutivo comunitario, il deficit pubblico italiano è sceso dal 3,4% del Pil nel 2024 al 3,1% nel 2025. Le previsioni economiche indicano un ulteriore miglioramento, con un disavanzo pari al 2,9% del Pil sia nel 2026 sia nel 2027. La riduzione prevista per il prossimo anno è legata soprattutto al progressivo calo della spesa connessa ai crediti d’imposta per la ristrutturazione edilizia, mentre continueranno a crescere sia gli investimenti pubblici sia le entrate fiscali.
Le raccomandazioni primarie
Per accompagnare il percorso di rientro dei conti, la Commissione europea ha rivolto all’Italia sei raccomandazioni prioritarie: mantenere la correzione del deficit; assicurare che eventuali misure contro il caro energia siano temporanee e mirate; accelerare l’attuazione del Pnrr e dei fondi di coesione; rafforzare ricerca e innovazione; migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione e della giustizia; proseguire nella transizione energetica e nelle riforme riguardanti mercato del lavoro, istruzione, sanità e inclusione sociale.
Le concessioni dell’Europa
Nel “Pacchetto di primavera” trova spazio anche una proposta destinata a tutti gli Stati membri: un margine di flessibilità di bilancio pari allo 0,3% del Pil per circa due anni, per un totale dello 0,6%. Sebbene collegata alla clausola che consente spese aggiuntive per la difesa, la Commissione suggerisce di destinare queste risorse soprattutto al rafforzamento della resilienza del sistema energetico europeo e all’accelerazione della transizione dai combustibili fossili.





