Una lettera rimasta nascosta per quasi trent’anni riaccende le ombre sulla morte di Kurt Cobain. Secondo un documento recentemente emerso, la vedova Courtney Love chiese nel 1995 che l’intero fascicolo investigativo del Dipartimento di Polizia di Seattle sulla morte del marito le venisse consegnato senza che ne rimanessero copie negli archivi ufficiali.
La richiesta, datata 20 ottobre 1995, arriva circa un anno e mezzo dopo il ritrovamento del corpo del frontman dei Nirvana nella serra della loro villa. La lettera, firmata dall’avvocato Bryan Coluccio, è stata scoperta dal gruppo investigativo Who Killed Kurt?, che da anni sostiene la tesi dell’omicidio. Coluccio scriveva che Love e gli eredi di Cobain erano “soddisfatti dell’indagine” e accettavano “senza riserve” la conclusione del suicidio.
Il fascicolo includeva rullini 35 mm non sviluppati, Polaroid, lettere personali, documenti finanziari e altro materiale “personale e privato”. Secondo l’avvocato, la richiesta era motivata dal timore che “diverse persone” potessero trarre profitto dalla vendita di materiale sensibile legato alla morte del musicista.
Il Dipartimento di Polizia di Seattle, tuttavia, non accolse la richiesta. Il capitano in pensione Neil Low, che nel 2005 aveva sostenuto la tesi del suicidio ma oggi ritiene si sia trattato di un omicidio, ha definito la richiesta “totalmente assurda”.
La rivelazione arriva dopo un’altra scoperta: una nota interna del 1995 indica che Love avrebbe chiesto anche la distruzione delle foto della scena del crimine. Il sergente investigatore Don Cameron, poi deceduto, respinse la richiesta. Love, oggi 62enne, e la figlia Frances Bean Cobain hanno sempre sostenuto la versione ufficiale.
Ma il gruppo Who Killed Kurt? ha presentato nel 2025 un documento peer‑review che sostiene che Cobain sarebbe stato prima drogato con una dose eccessiva di eroina e poi ucciso con un colpo alla testa per simulare un suicidio.





