La situazione attorno al centro di detenzione per immigrati di Delaney Hall, a Newark, è esplosa nuovamente sabato, quando manifestanti pro‑ICE si sono scontrati verbalmente con i gruppi che da giorni presidiano la struttura denunciando condizioni disumane per i detenuti. L’area è stata blindata da una massiccia presenza di polizia, con agenti in assetto antisommossa, scudi, barriere metalliche e persino un veicolo blindato.
La governatrice del New Jersey, Mikie Sherrill, aveva annunciato la creazione di una zona protetta per garantire proteste pacifiche, citando rischi per la sicurezza dopo episodi violenti avvenuti a Minneapolis nei mesi scorsi. Le tensioni si sono accumulate per tutta la settimana, alimentate da accuse di abusi, uso eccessivo della forza e condizioni degradanti all’interno della struttura, gestita dal GEO Group per conto del Dipartimento per la Sicurezza Interna.
Nove manifestanti pro‑detenuti erano stati arrestati giovedì, mentre venerdì sera la polizia statale aveva disperso un sit‑in con spray al peperoncino, in un clima di crescente sfiducia verso l’operato dell’ICE.
Sabato mattina, i due gruppi di manifestanti sono stati separati da recinzioni: da un lato attivisti e operatori sanitari che chiedevano la chiusura del centro e denunciavano violazioni dei diritti umani; dall’altro sostenitori dell’ICE che sventolavano bandiere americane e difendevano il lavoro degli agenti. Gli scambi verbali sono stati accesi, ma senza degenerare in violenza fisica.
Il GEO Group ha respinto le accuse, sostenendo che l’intervento di giovedì fosse una risposta regolamentare a una colluttazione tra detenuti e che l’uso di agenti chimici fosse stato “limitato e conforme agli standard federali”. L’ACLU del New Jersey ha invece criticato duramente la gestione dell’ordine pubblico, definendo “inutili e pericolose” le tattiche adottate dalla polizia statale e ribadendo che il vero problema resta la brutalità del sistema di detenzione e deportazione.





