Le ultime analisi della NASA aggiungono un tassello importante alla ricostruzione della storia idrologica di Marte. I dati raccolti da orbiter e rover mostrano infatti una distribuzione di minerali che, secondo gli scienziati, può formarsi solo in presenza di acqua liquida stabile nel passato remoto del pianeta. Si tratta di segnali che confermano un quadro ormai sempre più solido: Marte non è sempre stato il deserto gelido e ossidato che conosciamo oggi, ma un mondo dinamico, con ambienti potenzialmente abitabili.
Le mappe minerali rivelano la presenza diffusa di fillosilicati, solfati idrati e carbonati, materiali che si formano attraverso processi di alterazione chimica legati all’interazione tra rocce e acqua. Alcune di queste firme geologiche indicano ambienti neutri o debolmente alcalini, condizioni considerate favorevoli allo sviluppo di forme di vita microbica. Altre, come i solfati, suggeriscono invece fasi più acide e instabili, segno di un pianeta che ha attraversato trasformazioni climatiche profonde.
Secondo i ricercatori, la varietà dei minerali individuati implica che l’acqua sia stata presente in più epoche e in contesti diversi: laghi effimeri, falde sotterranee, sistemi idrotermali. Le osservazioni supportano anche l’ipotesi che vaste regioni marziane abbiano ospitato bacini stabili per periodi sufficientemente lunghi da permettere reazioni chimiche complesse.
Questi risultati arrivano mentre le missioni Perseverance e Curiosity continuano a esplorare aree ricche di sedimenti antichi. I campioni che Perseverance sta raccogliendo nel cratere Jezero potrebbero contenere ulteriori indizi sulla presenza di acqua e sui processi che hanno modellato la superficie del pianeta.
Per la NASA, la combinazione di dati orbitali e analisi in situ rappresenta un passo decisivo verso la comprensione dell’evoluzione climatica di Marte e della sua potenziale abitabilità.





