Alex Pineschi, contractor di 42 anni originario di La Spezia, è stato ucciso ieri sul campo di battaglia in Ucraina. A darne notizia è stata l’associazione di volontari Memorial, con un messaggio diffuso nel pomeriggio: “Il nostro amato fratello è morto sul campo di battaglia”. Pineschi, ex alpino, era partito volontario per l’Ucraina dopo l’invasione russa del 2022. Aveva già combattuto contro l’Isis nel nord dell’Iraq ed era noto anche per il libro Peshmerga. Di fronte alla morte, dedicato all’esperienza accanto alle forze curde. Al rientro in Italia era stato indagato come mercenario, ma il procedimento era stato archiviato su richiesta dello stesso pubblico ministero, una volta dimostrata la natura volontaria del suo impegno.
La notizia della sua morte è arrivata in una giornata di forte tensione militare e diplomatica. Mosca ha rilanciato la minaccia di un attacco su Kiev, mentre l’Unione europea ha discusso il proprio ruolo nei negoziati, il percorso di adesione dell’Ucraina e il rafforzamento degli aiuti. L’avvertimento più duro è arrivato da Serghei Shoigu, segretario del Consiglio di Sicurezza russo ed ex ministro della Difesa. Durante un forum internazionale sulla sicurezza, Shoigu ha dichiarato che l’attacco su Kiev, di cui Mosca aveva già avvertito i diplomatici stranieri, “può essere effettuato in qualsiasi momento”.
Secondo quanto riportato da Ria Novosti, ha aggiunto che la Russia “ha dimostrato di avere tutto il necessario” e che l’avvertimento rivolto agli ambasciatori era “serio e voluto”. Shoigu ha poi accusato Kiev di non volere la pace e di scegliere l’escalation. A suo giudizio, la fine delle ostilità costringerebbe le autorità ucraine ad affrontare le conseguenze della guerra, dalla crisi demografica alla dipendenza del bilancio dagli aiuti occidentali. “Senza una guerra, nessuno contribuirà con denaro”, ha detto.
L’Europa tra sostegno e adesione
A Cipro, al Consiglio informale dei ministri degli Esteri dell’Ue, Kaja Kallas ha indicato la linea europea: non cadere nella “trappola” russa di discutere solo su chi debba negoziare con Mosca. “La sostanza è molto più importante di chi”, ha detto, ribadendo che l’Ue non vuole sostituirsi agli Stati Uniti, ma agire in modo complementare.
Ucraina e Russia, ha aggiunto, devono però essere spinte a parlarsi direttamente, perché “ci sono molte questioni sulle quali possono decidere soltanto loro e nessun altro”. Le posizioni restano articolate: il belga Maxime Prévot ha chiesto di sfruttare lo stop americano per portare l’Europa al tavolo, mentre la svedese Maria Malmen Stenergard ha escluso una corsa ai negoziati dettata da Mosca, chiedendo più sanzioni e più sostegno militare.
Da parte italiana, Antonio Tajani ha confermato il favore del governo all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, ma ha avvertito che “il problema sono i tempi” e che non vanno dimenticati i Balcani occidentali, con Paesi “praticamente pronti ad entrare”.
Il ministro ha spiegato che Roma sta già aiutando Kiev nella lotta alla corruzione, anche con il coinvolgimento della Guardia di finanza concordato con Zelensky: “Per aiutare l’Ucraina non basta farlo con dichiarazioni”. Sul percorso di adesione resta il nodo ungherese: Budapest accetta l’apertura del primo capitolo negoziale solo con un accordo sui diritti della minoranza magiara in Transcarpazia, anche se i colloqui con Kiev procedono in modo “incoraggiante”.
Intanto il Parlamento ucraino ha ratificato l’accordo con l’Ue per un prestito da 90 miliardi di euro in due anni. Zelensky ha ringraziato i deputati, sostenendo che i fondi serviranno a rafforzare la resilienza del Paese, proteggere la popolazione, ricostruire ciò che è stato distrutto dagli attacchi russi e difendere l’indipendenza. Ursula von der Leyen ha salutato la ratifica come il passaggio che apre la strada ai primi versamenti previsti per giugno.
Attacchi russi e raid ucraini
Il sostegno militare occidentale continua a rafforzarsi. Durante la visita di Zelensky in Svezia, Stoccolma ha annunciato la vendita a Kiev di un massimo di 20 caccia Gripen E/F, finanziati con fondi europei, e la donazione di altri 16 Gripen C/D. I primi velivoli donati dovrebbero arrivare nel 2027, mentre i modelli più recenti sono attesi dal 2030. Sul terreno, l’Aeronautica ucraina ha riferito di un attacco russo con un missile Kinzhal e 147 droni: Kiev sostiene di averne abbattuti 138, mentre il missile e nove velivoli senza pilota hanno colpito sette località.
Nella regione di Sumy, secondo la procura locale, due persone sono state uccise in auto da un drone russo. Mosca ha annunciato l’abbattimento di 62 droni ucraini su Belgorod, Bryansk, Voronezh, Nizhnij Novgorod, Tambov, Crimea e Mar d’Azov, e ha rivendicato la conquista di Novavasilevka, nella regione di Kharkiv. Kiev ha confermato nuovi raid in territorio russo, tra cui quello del 27 maggio contro la raffineria di Tuapse, nel Krasnodar, uno dei principali impianti del sud della Russia, con capacità di circa 12 milioni di tonnellate l’anno e produzione destinata anche all’esercito. Le forze ucraine hanno inoltre riferito di avere usato missili Storm Shadow contro sistemi russi di controllo e ricognizione nelle aree di Voronezh, Taganrog e Sebastopoli.





