Donald Trump e il suo team per la sicurezza nazionale restano scettici sull’ultima proposta iraniana per fermare la guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz. Secondo Wall Street Journal e Cnn, Teheran avrebbe offerto lo stop agli attacchi nello Stretto e la ripresa della navigazione in cambio della fine del conflitto, rinviando però il dossier nucleare. Per Washington è questo il nodo centrale. La portavoce della Casa Bianca Olivia Wales ha ribadito che gli USA accetteranno solo un accordo che “metta al primo posto il popolo americano, impedendo all’Iran di dotarsi di armi nucleari”. Trump, su Truth, ha scritto che l’Iran si troverebbe in uno “Stato di collasso” e avrebbe chiesto di “aprire lo Stretto di Hormuz” al più presto. Teheran ha replicato duramente. L’ambasciatore iraniano all’Onu Amir Saeid Iravani ha accusato gli USA di agire “come pirati e terroristi” e ha chiesto “garanzie credibili” contro nuovi attacchi di USA e Israele. Secondo Iravani, il blocco marittimo americano viola il diritto internazionale e aumenta i rischi nel Golfo Persico.
Iran in crisi, frizioni negli USA
La guerra sta devastando l’economia iraniana. Secondo dati citati dalla Cnn, fino a 4,1 milioni di iraniani potrebbero cadere in povertà. Oltre 23mila fabbriche e aziende sarebbero state colpite, con circa un milione di posti persi e un altro milione nell’indotto. Sul fronte opposto, anche negli USA emergono tensioni interne. Secondo The Atlantic, il vicepresidente JD Vance avrebbe espresso dubbi sulle valutazioni del Pentagono e sulla gestione del segretario alla Difesa Pete Hegseth, soprattutto sul consumo delle scorte missilistiche americane. Le preoccupazioni, secondo le fonti, sarebbero personali e non un’accusa formale contro Hegseth o il generale Dan Caine.
Petrolio in rialzo
Intanto il Brent è risalito sopra i 109 dollari al barile e il Wti sopra i 97. Negli USA il prezzo medio della benzina ha toccato 4,18 dollari al gallone, 1,19 dollari in più rispetto al 28 febbraio, inizio della guerra. Gli aumenti maggiori si registrano nel Midwest, mentre in California, Hawaii, Washington, Oregon e Nevada il prezzo medio supera o sfiora i 5 dollari. Una nave carica di gas naturale liquefatto ha attraversato Hormuz per la prima volta dall’inizio del conflitto, secondo Reuters e Sky News. Resta però un segnale limitato. Il traffico è ancora molto sotto i livelli precedenti e molte navi usano tattiche elusive, spegnendo i transponder o trasmettendo codici falsi.
Emirati fuori dall’Opec
La crisi scuote anche l’Opec. Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’uscita dall’Opec e dall’Opec+ dal primo maggio, dopo sessant’anni di adesione. Abu Dhabi ha motivato la scelta con una “revisione completa” della politica produttiva e con l’interesse nazionale. La decisione colpisce la coesione del cartello guidato dall’Arabia Saudita, mentre la guerra riduce l’offerta e spinge i prezzi. In questo quadro, i leader del Consiglio di cooperazione del Golfo si sono riuniti ieri a Gedda per un vertice straordinario. Il Qatar ha confermato il sostegno alla mediazione del Pakistan e chiesto un “accordo globale”. L’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas, alla ministeriale Asean Ue in Brunei, ha avvertito che il rincaro dell’energia danneggia Europa e Asia e che la libertà di navigazione va garantita.
La visita di Re Carlo
Sul fronte occidentale, re Carlo III è stato ricevuto ieri alla Casa Bianca da Trump nel quadro della visita di Stato negli Stati Uniti, dedicata anche al rafforzamento dei rapporti bilaterali tra Londra e Washington.
Libano e Gaza
Sul fronte libanese, le Idf hanno ordinato l’evacuazione di altri 16 villaggi nel sud del Paese, quasi tutti nel distretto di Bint Jbeil, accusando Hezbollah di violare il cessate il fuoco. Israele ha rivendicato la distruzione di oltre mille infrastrutture del gruppo sciita. Due soldati israeliani sono rimasti feriti in un attacco con drone attribuito a Hezbollah. Il capo del Mossad David Barnea ha rivendicato operazioni “rivoluzionarie” in Iran e Libano, sostenendo che l’agenzia è penetrata “nel cuore dei segreti del nemico”. A Gaza il bilancio indicato dalle autorità locali è salito a 72.593 morti e 172.399 feriti dal 7 ottobre 2023. La Giordania ha riattivato il corridoio medico per i bambini malati della Striscia, accogliendone 81 con 108 familiari. Medici Senza Frontiere ha accusato Israele di usare l’accesso all’acqua “come arma” contro i palestinesi. La nuova Global Sumud Flotilla è partita dal porto di Augusta verso Gaza, mentre la Commissione europea ha scoraggiato missioni simili per i rischi ai partecipanti.





