
Quando nel 2006 uscì al cinema Il Diavolo veste Prada di David Frankel conquistò il mondo intero. In tanti hanno sognato la vita di Andy Sachs in una New York glamour, tra moda e giornalismo. Peccato che quella esistenza apparentemente scintillante oggi non sia più rosea come appariva in passato e, così, nel Il Diavolo veste Prada 2 i protagonisti sono alle prese con la crisi del mondo editoriale e dell’informazione delle nuove generazioni solo social. Sono passati vent’anni da quando la protagonista (Anne Hathaway) ha lasciato il magazine Runway per percorrere la strada del giornalismo d’inchiesta. Ormai è una donna in carriera, rispettata e di talento, finché un giorno non riceve una bruttissima notizia. Ma quello che sembra il momento più difficile della sua carriera si trasforma in una nuova opportunità quando viene chiamata a lavorare nuovamente proprio a Runway.

Davanti alla notizia de Il Diavolo veste Prada 2 il pubblico ha tremato, perché, quando si realizza un sequel di un film diventato icona della cultura pop il rischio di deludere le aspettative è molto alto. In questo caso, però, l’opera di David Frankel convince per la sua capacità di rimanere coerente con i personaggi e con le loro storie. Se il primo film aveva trascinato il pubblico nel caotico e competitivo mondo della moda, con tutti i suoi retroscena, questo secondo capitolo, senza abbandonare glamour e bellezza, rivela il lato più emotivo dei personaggi e offre più spazio ai cambiamenti della società e del mondo dell’informazione, dipingendo un affresco molto attuale della situazione attuale.
Viviamo in un’epoca in cui la nostra mente è affollata costantemente da un milione di cose da fare, senza lasciarci neanche il tempo di leggere un articolo di giornale. A contare sembrerebbe solo l’apparenza. La rivista Runway si ritrova a scontarsi con queste difficoltà: nessuno compra più il magazine cartaceo, nessuno legge gli articoli e ciò che conta davvero è solo la presenza sui social e la capacità di generare viralità.
Il film, con un ritmo fluido e una scrittura che ricorda quella delle commedie dei primi anni 2000, porta in scena il conflitto tra passato e futuro, tradizione e progresso, vecchia e nuova generazione, con un linguaggio che parla sia agli spettatori adulti sia ai più giovani. La colonna sonora catapulta il pubblico in questo mondo scintillante e lo fa sentire come se stesse percorrendo una passerella durante la fashion week.
I personaggi che vediamo sullo schermo hanno una vita apparentemente perfetta, ma con problemi che li rendono più vicini al pubblico. Proprio questa capacità di continuare a raccontare un sogno restando ancorati alla realtà è ciò che funziona di più in questo secondo capitolo. Il Diavolo veste Prada 2 gioca con leggerezza tra utopia e realtà, riportando sullo schermo tutti quegli elementi che hanno fatto amare il primo film.
Tra outfit straordinari, camei degni di nota e scorci mozzafiato di New York e Milano, Il Diavolo veste Prada 2 è un viaggio divertente e intenso, che gioca sulla nostalgia di tutte quelle persone cresciute con il film e che hanno trovato nella storia narrata vent’anni fa una parte di loro. I personaggi iconici di Andy (Anne Hathaway), Miranda (Meryl Streep), Nigel (Stanley Tucci) ed Emily (Emily Blunt) sembrano amici che non si vedevano da tempo, pronti ad accoglierti come se non fosse passato un giorno.



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