“Non ero preoccupato. Capisco la vita. Viviamo in un mondo folle”. Donald Trump ha scelto queste parole ieri per raccontare l’attacco avvenuto sabato al Washington Hilton, durante la cena dei corrispondenti della Casa Bianca. Ricordiamo che il Presidente era nella sala insieme al vicepresidente JD Vance e ai giornalisti accreditati quando un uomo ha aperto il fuoco contro gli agenti a pochi metri dall’evento. Il sospettato, Cole Allen, insegnante californiano di 31 anni, è comparso ieri per la prima volta davanti a un giudice. Secondo il Ministro della Giustizia ad interim Todd Blanche, l’uomo intendeva colpire funzionari dell’amministrazione. Le accuse, per ora, riguardano l’aggressione a un agente federale e l’uso di arma da fuoco per commettere un crimine violento.
In un’intervista a ‘60 Minutes’ della Cbs News, la prima dopo l’attacco, Trump ha detto di non sapere se fosse lui il vero bersaglio. Ha spiegato di aver letto il manifesto attribuito all’aggressore e lo ha descritto come “un cristiano credente” poi diventato “anticristiano”, segnato da “molti cambiamenti” e da un “brutto periodo. La sua famiglia era molto preoccupata. Probabilmente era una persona piuttosto malata”.
Intervista ‘accesa’
Il Tycoon ha raccontato anche i momenti nei quali il Secret Service lo ha portato via dalla sala. All’inizio, ha detto, non aveva capito che si trattasse di spari: pensava fosse caduto un vassoio. Poi gli agenti sono intervenuti. “Ero circondato da persone fantastiche. E probabilmente li ho fatti agire un po’ più lentamente. Ho detto: ‘Aspettate un attimo, fatemi vedere’”. Trump ha difeso il dispositivo di sicurezza e ha attribuito agli agenti il merito di aver bloccato l’assalitore. Ha anche ironizzato sulla sua fuga: “È stato velocissimo, la Nfl dovrebbe assumerlo”. Poi ha respinto le critiche: “Anche lui era piuttosto incompetente, perché si è fatto beccare. E si è fatto beccare piuttosto facilmente”.
L’intervista si è accesa quando la giornalista della Cbs ha letto un passaggio del manifesto in cui l’autore rivolgeva accuse pesanti al Presidente. Trump ha reagito con toni duri: “Non sono uno stupratore, né un pedofilo. E tu sei una persona orribile per aver letto queste parole. Dovresti vergognarti”. Alla domanda sulla partecipazione di Allen a una protesta ‘No Kings’ in California, il Presidente ha risposto: “Io non sono un re. Se fossi un re non avrei a che fare con voi”.
Falle nei controlli
La polemica, negli Stati Uniti, si concentra ora sulle falle nei controlli. Allen sarebbe arrivato a Washington in treno da Los Angeles, con passaggio da Chicago, e avrebbe prenotato una stanza al Washington Hilton il giorno prima dell’evento. Gli ospiti potevano muoversi nei piani inferiori dell’albergo e superavano il metal detector solo all’ingresso della sala da ballo. Secondo alcune ricostruzioni, il livello di sicurezza assegnato alla cena era inferiore a quello previsto per eventi come l’insediamento presidenziale o il discorso sullo Stato dell’Unione. Funzionari della sicurezza sostengono però che il piano abbia funzionato proprio perché Allen è stato fermato al momento dei controlli.
Il Washington Hilton porta con sé un precedente pesante: è lo stesso albergo davanti al quale Ronald Reagan fu ferito in un attentato 45 anni fa. Anche Trump era già stato preso di mira durante la campagna del 2024, quando a Butler, in Pennsylvania, uno sparatore lo colpì lievemente all’orecchio.
Re Carlo e la Regina Camilla negli Usa
Intanto a poche ore dall’attacco Washington ha accolto anche Re Carlo III e la regina Camilla. Il viaggio, iniziato ieri e che terminerà giovedì, celebra il 250esimo anniversario dell’indipendenza americana e punta a rafforzare il rapporto tra Stati Uniti e Regno Unito. Ieri c’è stato un incontro informale alla Casa Bianca, spazio poi a una cerimonia militare, colloqui nello Studio Ovale e un evento su istruzione e intelligenza artificiale con Melania Trump. Trump ha definito Carlo “un uomo straordinario molto coraggioso”. Il sovrano si è detto “molto sollevato” per il fatto che il presidente sia rimasto illeso dall’attentato di sabato. La visita avrà anche un peso politico: il tentativo di rinsaldare la “relazione speciale” tra Londra e Washington, in una fase segnata da divergenze sulla guerra in Iran e dalle critiche di Trump al governo britannico di Keir Starmer.





