L’uomo che sabato scorso ha travolto sette persone in piazza Grande, a Modena, è un 31enne figlio di immigrati marocchini, nato a Bergamo, cittadino italiano e laureato. A delinearne il profilo è il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che in un’intervista al Giornale invita a non liquidare l’episodio come “il gesto di un folle isolato”.
Secondo quanto spiegato dal titolare del Viminale, all’uomo sarebbe stato diagnosticato un disturbo schizoide della personalità e avrebbe manifestato nel tempo “rancore e insoddisfazione” per la propria condizione sociale e lavorativa. Piantedosi riferisce inoltre che il 31enne avrebbe inviato in passato una email alla propria università contenente frasi offensive contro i cristiani e altre espressioni blasfeme, salvo poi chiedere scusa. Un elemento che, insieme ad altri aspetti emersi dalle indagini, potrebbe indicare “un odio connesso al risentimento per aver ritenuto di aver subito discriminazioni”.
Il Ministro precisa però che, allo stato attuale delle verifiche investigative, non emergono elementi riconducibili a una radicalizzazione islamista strutturata. Dalle perquisizioni e dall’analisi dei telefoni, infatti, non sarebbero emersi collegamenti con reti fondamentaliste o segnali compatibili con il profilo classico del terrorista organizzato. “L’esatto inquadramento lo avremo quando gli inquirenti completeranno il loro lavoro”, sottolinea Piantedosi, aggiungendo però che resta “un’aggressione deliberata contro civili inermi, di gravità assoluta”.
Lupi solitari
Per il Ministro il caso riapre il tema dei cosiddetti “lupi solitari”, soggetti che si radicalizzano in solitudine, spesso attraverso contenuti online, senza appartenere a organizzazioni strutturate. “È una delle minacce più insidiose”, osserva, perché rende molto più difficile intercettare in anticipo i segnali di rischio. Piantedosi rivendica quindi il rafforzamento delle misure di sicurezza introdotte dal governo attraverso i recenti decreti sicurezza, con strumenti più incisivi sul fronte della prevenzione, dei controlli e delle espulsioni nei confronti dei soggetti considerati socialmente pericolosi. “La sicurezza non si garantisce una volta per tutte”, afferma il ministro, spiegando che occorre aggiornare continuamente gli strumenti investigativi e rafforzare il coordinamento informativo.
I feriti
Intanto resta delicato il quadro clinico delle persone investite. Secondo l’ultimo bollettino diffuso congiuntamente dalle Ausl di Modena e Bologna, i due pazienti ricoverati all’Ospedale Maggiore di Bologna sono ancora in rianimazione ma stabili. La donna di 55 anni, che ha riportato diversi traumi, resta in condizioni critiche e in prognosi riservata, sebbene i medici segnalino un lieve miglioramento. Stabile anche l’uomo di 55 anni, non più in immediato pericolo di vita, ma ancora senza scioglimento della prognosi.
All’ospedale Civile di Baggiovara, a Modena, la donna di 69 anni mostra segnali di progressivo miglioramento: è stata staccata dai supporti ventilatori ed è ora in respiro spontaneo, pur restando in condizioni gravi e in prognosi riservata. Grave ma stabile anche la situazione della seconda donna ricoverata, di 53 anni. Condizioni invece giudicate buone per l’uomo di 69 anni che ha riportato un trauma facciale e per il quale è stata confermata una prognosi di trenta giorni.





