mercoledì, 28 Ottobre, 2020
Economia

Famiglie e imprese, conti in rosso: necessari nuovi aiuti economici. La ripresa non è arrivata

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I conti sono, purtroppo chiari: alla fine dell’anno le famiglie si troveranno a perdere ciascuna in media -1.257 euro. Quello che più complica le cose è il totale delle perdite che tocca i 32 miliardi di euro di reddito annuale. Denaro bruciato dall’emergenza sanitaria del Covid e dalla conseguente frenata economica. Inoltre cosa non di poco conto gli aiuti economici che ci sono stati non sono bastati. “Cig, bonus e sostegni fiscali non bastano a mettere al riparo i redditi degli italiani dalla tempesta Covid”, calcola l’Ufficio Economico Confesercenti, sulla base di elaborazioni condotte su dati Istat, Svimez e SWG. A conti fatti nonostante la mole di aiuti introdotta dallo Stato, famiglie e imprese sono in larga parte in differenza.

Il calo dei redditi coinvolge tutto il territorio nazionale, ma con forza diversa. A registrare le perdite più consistenti sono le famiglie dell’Emilia-Romagna, che in media lasciano sul campo -2.202 euro di reddito. Profondo l’effetto anche sui redditi di Marche con meno 1.979 euro a famiglia; il Piemonte con meno 1.619 euro e Valle d’Aosta con 1.658 euro in meno a famiglia. “Più resilienti, invece, la regione Puglia, che vede la perdita di reddito per un rosso di -488 euro a famiglia, e la Liguria”, elenca la Confesercenti mostrando il rapporto Istat, Svimez e SWG.

Non tutte le tipologie di lavoratori, però, sono colpite allo stesso modo. A soffrire di più sono i redditi da lavoro autonomo e da lavoro dei dipendenti privati, che registrano flessioni rispettivamente di 40 miliardi e 62 miliardi, per una perdita totale di oltre 100 miliardi di euro. “A compensare il crollo”, fa presente la Confederazione degli esercenti, “l’aumento dei trasferimenti di Stato, che quest’anno dovrebbero incidere positivamente sui redditi per circa 70 miliardi di euro per effetto di provvedimenti pre-Covid, come Quota 100, Reddito di cittadinanza, aumenti previsti delle pensioni, incrementi contrattuali dei dipendenti pubblici, e Cig, bonus, redditi d’emergenza, crediti di imposta e gli altri sostegni introdotti per tamponare l’emergenza”. Un fiume imponente di risorse che, però, non basta a ripianare completamente le perdite.

“Un problema in particolare per il mercato interno, visto che gli italiani hanno risposto alla riduzione dei redditi incrementando la prudenza”, valuta la Confesercenti, “E fanno le formiche, aumentando il risparmio e praticando tagli draconiani alla spesa. Che, nel solo semestre trascorso a partire dal lockdown, è scesa di meno 2.304 euro”. Anche in questo caso, però, si evidenziano differenze regionali: le perdite massime si rilevano in Valle d’Aosta (-2.915), Veneto (-2.910 euro) e Toscana (-2.820).

“Le misure messe in campo dal Governo fino ad ora hanno evitato il peggio, ma è necessario continuare ad intervenire a sostegno delle imprese e delle famiglie”, commenta Patrizia De Luise, presidente nazionale di Confesercenti. “Il lockdown è finito, ma la ripresa non è ancora iniziata. L’emorragia di reddito dei lavoratori autonomi e dei dipendenti privati, pur attenuata in quest’ultimo caso dalla Cig, dimostra le persistenti difficoltà delle imprese e, di conseguenza, del mondo del lavoro. È quindi essenziale continuare a sostenere il tessuto produttivo, ottimizzando gli interventi a favore delle imprese e dando loro il tempo necessario per gestire questa fase transitoria. Allo stesso tempo è necessario procedere ad interventi strutturali, affinché la ripartenza dell’economia, di cui si scorgono timidi segnali, cominci a manifestarsi in modo più robusto. L’annunciata e auspicata riforma fiscale e un buon utilizzo delle risorse del recovery fund saranno decisivi in questa direzione”.

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