La battaglia tra Amazon e l’amministrazione del sindaco Zohran Mamdani si accende attorno a una proposta di legge che potrebbe cambiare radicalmente il sistema delle consegne a New York. Secondo il colosso dell’e‑commerce, la misura — sostenuta da Mamdani e dalla consigliera Tiffany Cabán — rischia di costare alle famiglie newyorkesi 664 dollari in più all’anno e di spingere fuori città centinaia di piccole imprese.
Il disegno di legge, denominato Delivery Protection Act (Intro 0518‑2026), vieterebbe alle grandi aziende di utilizzare subappaltatori per le consegne dell’ultimo miglio, imponendo l’assunzione diretta dei lavoratori. L’obiettivo, secondo i promotori, è porre fine a un sistema di “subappalti sfruttatori” che consentirebbe alle multinazionali di dettare ritmi e standard senza riconoscere pienamente i diritti dei dipendenti.
Amazon, però, avverte che la legge potrebbe avere effetti devastanti. Uno studio commissionato dalla Five Borough Jobs Campaign stima un aumento dei costi di consegna fino al 267% per pacco, con un calo del servizio tra il 10 e il 21%. “Non vogliamo lasciare New York,” ha dichiarato un portavoce, “ma questa legge metterebbe a rischio oltre 40 partner di consegna e più di 5.000 posti di lavoro.”
Il timore è che le operazioni vengano spostate fuori dai cinque borough, verso New Jersey, Long Island o Westchester, dove le regole sarebbero meno rigide. Per ora, né il City Council né l’ufficio di Mamdani hanno risposto alle richieste di commento. Ma la tensione cresce: tra la promessa di giustizia sociale e il rischio di fuga economica, New York si trova davanti a una scelta che potrebbe ridefinire il suo modello di lavoro urbano.





