È morta a Tokyo, il 14 agosto, a 97 anni, la visionaria artista giapponese Yayoi Kusama, la donna che trasformò le sue allucinazioni in un linguaggio universale di luce, colore e ossessione. Con la sua parrucca rossa, i pois e le zucche giganti, Kusama ha ridefinito il concetto di arte contemporanea, portando il pubblico dentro mondi infiniti di specchi e riflessi.
Per decenni ha vissuto volontariamente in un ospedale psichiatrico, dove continuava a dipingere ogni giorno. “Non ho mai posato il pennello”, recita il comunicato della sua fondazione. “Ho cercato l’amore eterno e l’anima infinita.”
La sua vita è stata una lunga conversazione con la follia e la bellezza, un equilibrio fragile che ha generato opere capaci di ipnotizzare milioni di visitatori. Negli anni ’60, a New York, Kusama sfidò il mondo maschile dell’arte con performance nude e sculture falliche, venendo derisa e ignorata.
Vide i suoi concetti copiati da Warhol e Oldenburg, ma non smise di creare. Tornò in Giappone, ferita ma libera, trovando nella terapia artistica la sua salvezza. Con le sue Infinity Mirror Rooms, dove luci e specchi moltiplicano lo spazio all’infinito, Kusama ha insegnato che l’arte può essere un abbraccio cosmico.
Le sue zucche — simbolo di conforto e stabilità — sono diventate icone pop, amate da musei e brand come Louis Vuitton, che nel 2023 le dedicò una scultura monumentale a Parigi. Nata nel 1929 a Matsumoto, in una famiglia che considerava la pittura una vergogna, Kusama trasformò il dolore in colore. “Le zucche mi parlano”, diceva. “Mi danno pace.” La sua eredità è un universo di pois che non finisce mai: un invito a guardare il mondo con stupore, anche quando tutto sembra dissolversi.


