In un clima di crescente frustrazione verso entrambi i principali partiti, gli elettori americani sembrano pronti a mettere in discussione uno dei pilastri del sistema politico: il modello maggioritario a turno unico. Un nuovo sondaggio, commissionato dai sostenitori della riforma elettorale e condiviso con NPR, mostra un sostegno sorprendentemente alto per l’adozione della rappresentanza proporzionale, che eleggerebbe più deputati per ogni distretto in proporzione ai voti ottenuti dai partiti. Secondo il sondaggio, condotto da Fix Our House e dal think tank progressista New America, la metà dei 1.000 intervistati si è dichiarata favorevole alla riforma, mentre quasi un quarto è contrario e un terzo è indeciso.
Il sostegno è più forte tra giovani, laureati e progressisti, ma il dato più inatteso riguarda gli elettori di Trump: sei su dieci, tra quelli che hanno un’opinione, si dicono favorevoli al sistema proporzionale. La spinta alla riforma arriva anche dal mondo accademico. All’inizio dell’estate, 500 esperti di democrazia e diritto hanno inviato una lettera al Congresso chiedendo di considerare la rappresentanza proporzionale come soluzione strutturale al gerrymandering, la controversa ridefinizione dei distretti elettorali.
Gli intervistati sono stati informati anche dei compromessi del sistema proporzionale, come la necessità di governi di coalizione. Ma, secondo Drutman, “per ogni domanda, le persone preferiscono un sistema con più partiti, anche se meno efficiente”. E non temono l’emergere di partiti estremisti: “Molti ritengono che i partiti siano già estremisti adesso”. La direttrice della ricerca politica del Pew Research Center, Jocelyn Kiley, conferma che gli elettori attraversano un “periodo prolungato di disaffezione” e mostrano apertura alle riforme: quasi il 70% vorrebbe più scelta politica.





