La bocciatura di Israele della proposta Usa per Gaza ribadisce ancora una volta la necessità per Israele di avere garanzie certe e concrete disicurezza rifiutando di subordinarla alla necessità Usa di chiudere rapidamente il dossier.
Disarmo graduale di Hamas corrispondente ad ritiro delle truppe israeliane non è più proponibile.
La sicurezza, è una condizione essenziale per l’esistenza stessa dello Stato di Israele e per la possibilità dei suoi cittadini di vivere senza la minaccia permanente di attentati, stragi come quella del 7 Ottobre, missili e guerre.
Dopo decenni di conflitti, attacchi terroristici e tentativi di accerchiamento, è arrivato il momento di affrontare il problema alla radice.
Occorre costruire un equilibrio regionale nel quale Israele non sia più confinante con organizzazioni armate determinate a distruggerlo e con un regime iraniano che ha costruito, ideato e realizzato una strategia sanguinaria e ostile non solo nei confronti di Israele ma dell’Occidente intero.
Davanti a questa emergenza planetaria, il piano Usa è indaguato e segnalo la più grande delle debolezze, quella dell’Europa che continua a presentarsi sulla scena mediorientale attraverso dichiarazioni, appelli alla moderazione, missioni diplomatiche e visite ufficiali che, in sintesi, hanno poco peso strategico producono soltanto “auspici”.
Nel Medio Oriente attuale, le visite istituzionali non bastano e se l’Europa vuole essere un attore politico e non soltanto un finanziatore o un osservatore, deve essere in grado di esercitare una reale influenza.
L’assenza europea è tanto più evidente quanto più grave è la crisi.
L’Europa non deve necessariamente diventare una potenza militare, è un mio personale parere, deve, invece, diventare una potenza politica.
E una potenza politica deve essere capace di dire non soltanto ciò che auspica, ma anche ciò che è disposta a fare affinché quell’obiettivo venga raggiunto.
Primo obiettivo non può essere che il disarmo di Hamas ed Ezbolahh che, attualmente, conservano ancora la capacità militare di lanciare attacchi contro Israele.
Il disarmo di Hamas dovrebbe quindi essere un obiettivo internazionale esplicito e verificabile: eliminazione delle capacità missilistiche e delle infrastrutture militari, controllo dei traffici di armi, cessazione dei finanziamenti alle strutture armate e creazione di un sistema di monitoraggio credibile.
Disarmare Hamas non significa abbandonare la popolazione civile di Gaza, significa, al contrario, creare le condizioni perché Gaza possa essere sottratta al radicalsimo islamico e venga avviata verso una graduale “laicizzazione” della comunità cittadina (lo scrissi già anni or sono) con eliminazione della logica della guerra ”santa” permanente contro Israele e l’Occidente.
Stessa cosa vale per Hezbollah
È una organizzazione criminale terroristica che si prefigge (come Hamas) l’eliminazione di Israele e la guerra “santa” contro l’ebraismo e il cristianesimo.
Incompatibile, quindi, con la pace ed è inaccettabile che disponga di unapparato militare che, di fatto, è “padrone” del Libano, stato non più sovrano con il rischio di entrare per intero in un conflitto vero e proprio con Israele.
Ma il nodo più difficile rimane Teheran: ccorre ridurre alla radice la capacità dell’Iran di finanziare, armare e coordinare le proprie reti regionali terroristiche.
La risposta deve essere strategica ma definitiva e porre fine alla guerra perpetua non lasciando solo Israele e senza difese.
Al contrario occorre costruire un sistema nel quale la sicurezza israeliana diventi centro e parte di una più ampia architettura regionale.
Israele deve poter contare su garanzie internazionali concrete ed è auspicabile una urgente iniziativa per lanciare un “tavolo” di Stati responsabili e volenterosi, compresi gli Stati arabi disposti alla cooperazione, in cui devono sedersi sia gli Stati Uniti che la Ue per stabilire un sistema di sicurezza comune: frontiere controllate e sottoposte a meccanismi di verifica, traffico di armi verso le organizzazioni terroristiche impedito e contrastato sistematicamente.
Infine, la necessità della deterrenza
A ottobre si svolgeranno le elezioni in Israele ma chiunque vincerà, noi abbiamo l’obbligo morale e civile di stare con Israele che deve conservare la capacità di difendersi e di reagire alle minacce e non deve essere lasciato solo in una guerra senza fine contro Hamas, Hezbollah o l’Iran.
Per arrivare al risultato occorre organizzare il disarmo di Hamas, dare il via alla laicizzazione e ricostruzione di Gaza (Trump si muoverà ?) disarmare Hezbollah e ricondurlo alla legalità statale e, infine, obbligare l’Iran a interrompere il sostegno alle organizzazioni terroristiche.
E se l’Europa vuole contribuire a questo risultato, è arrivato il momento che smetta di limitarsi a visitare il Medio Oriente e inizi finalmente a esercitare il proprio peso.





