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Trump: “Colpiremo l’Iran molto duramente”. Raid contro decine di obiettivi. In Egitto, confermato l’attacco al porto di Damietta

Trump: “Colpiremo l’Iran molto duramente”. Raid contro decine di obiettivi. In Egitto, confermato l’attacco al porto di Damietta

Il presidente americano annuncia una nuova ondata di attacchi contro Teheran dopo i tentati lanci missilistici contro le forze Usa in Medio Oriente. Colpiti, secondo il Centcom, centri di comando, strutture per missili e droni e siti di sorveglianza
venerdì, 31 Luglio 2026
3 minuti di lettura

“Colpiremo l’Iran molto duramente, perché è il nostro turno farlo. Sanno che sta arrivando, ci stanno chiedendo di non farlo”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump. “Abbiamo abbattuto cinque razzi che viaggiavano a 8.500 km l’ora. Ci hanno provato, ora tocca a noi”, ha aggiunto.

“I mezzi del Centcom hanno colpito decine di obiettivi dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (Irgc) in Iran, inclusi centri di comando militare, strutture per missili e droni, siti di sorveglianza e difesa costiera e capacità marittime”.

Lo ha riferito il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) in una nota, a conclusione dell’intensa ondata di raid contro l’Iran avviata in risposta ai tentati attacchi missilistici di ieri contro le forze americane.

Ridurre le minacce dell’Iran

“Gli attacchi miravano a ridurre ulteriormente le minacce poste dall’Iran e dai suoi gruppi affiliati alle forze statunitensi, al traffico marittimo commerciale e ai Paesi del Golfo vicini”, si legge nella nota. “Il 28 luglio, le forze dell’Irgc hanno lanciato molteplici missili balistici dall’Iran in un tentato attacco a sorpresa contro le forze statunitensi di stanza in Medio Oriente. Tutti i missili iraniani sono stati intercettati con successo”.

Oltre 50 mila militari statunitensi sono attualmente dislocati in Medio Oriente e, conclude il Centcom, “mantengono il massimo livello di vigilanza, reattività e capacità operativa”.

Attacco al porto di Damietta

Il governo egiziano ha confermato che l’incendio scoppiato ieri nel porto di Damietta è stato causato da un attacco con drone, il primo a colpire il Paese dall’inizio della guerra in Medio Oriente. Secondo quanto riferito dalle autorità, due metaniere sono state danneggiate dall’incendio.

Secondo la società britannica di monitoraggio della sicurezza privata Ambrey, il rogo è scoppiato in seguito a un attacco con drone contro un’unità di stoccaggio e rigassificazione di Gnl di proprietà e gestione statunitense.

Mentre gli impianti energetici in altre parti della regione sono stati colpiti da droni e missili nel corso della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, l’Egitto era stato finora risparmiato.

Il Cairo ha annunciato che un’indagine preliminare sull’incidente ha stabilito che l’incendio “è stato provocato da un drone”. Finora, tuttavia, nessuno ha rivendicato la responsabilità dell’attacco.

Un’inchiesta è in corso “per determinare le circostanze dell’incidente e adottare le misure necessarie per preservare gli interessi e la sicurezza nazionale dell’Egitto”.

L’Autorità portuale ha affermato in una nota che le operazioni proseguono regolarmente nonostante l’attacco. Kpler ha identificato le navi danneggiate come la nave di stoccaggio e rigassificazione Energos Winter e la metaniera GasLog Salem, precisando che sono state spostate al largo dopo l’incidente. Una delle due navi sarebbe stata colpita da almeno un drone non identificato e l’incendio che ne è seguito avrebbe poi coinvolto la seconda imbarcazione.

L’ex capo dell’Autorità portuale di Damietta, il maggiore generale Ayman Salah, ha dichiarato mercoledì all’Afp che la nave di rigassificazione era ormeggiata vicino alla metaniera di Gnl nel porto. Intanto, l’Autorità del porto di Damietta ha ribadito che le attività proseguono regolarmente dopo l’incendio.

Trump e Netanyahu: sul tavolo diverse opzioni contro l’Iran

Durante l’incontro alla Casa Bianca, il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno discusso diverse opzioni per impedire all’Iran di sviluppare armi nucleari, tra cui misure di pressione militare, diplomatica ed economica. Lo ha riferito un alto funzionario israeliano citato da ABC News.

Netanyahu non avrebbe espresso a Trump alcuna preferenza sulla strada da intraprendere, nemmeno quando gli è stato chiesto se prediligesse l’opzione militare, ha spiegato il funzionario. Lo stesso funzionario ha avvertito l’Iran che, in caso di attacco a Israele, commetterebbe “un grave errore”, poiché Israele risponderebbe “con estrema fermezza” e “molto rapidamente”.

Il funzionario ha inoltre chiarito che, nel rapporto tra i due leader, Trump è il “partner senior”, mentre Netanyahu è il “partner junior”. Secondo il funzionario, Israele ritiene che il materiale nucleare iraniano non sia stato spostato dagli impianti nucleari bombardati dagli Stati Uniti la scorsa settimana. “Sappiamo dove si trova, non è stato spostato”, ha dichiarato.

In seguito, tuttavia, il funzionario è parso ridimensionare l’affermazione, precisando: “Pensiamo di sapere dove si trova”, senza fornire ulteriori dettagli.

Canada contro gli insediamenti israeliani in Cisgiordania

Il Canada ha condannato l’escalation della violenza dei coloni israeliani in Cisgiordania, chiedendo che la proliferazione degli avamposti illegali “cessi”. “Questi insediamenti sono illegali secondo il diritto internazionale e minano le prospettive di pace, sicurezza e stabilità”, ha dichiarato il ministero degli Esteri canadese su X.

Guterres: tschio di allargamento del conflitto

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, è “preoccupato” per la drammatica escalation in Medio Oriente, dopo l’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Arabia Saudita. Il suo portavoce ha messo in guardia dal rischio di un “allargamento del conflitto”. Guterres ha chiesto che le “parti cessino le ostilità e tornino agli sforzi diplomatici, compresi quelli di mediazione portati avanti da Pakistan, Qatar e altri Paesi”.

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