Gli Stati Uniti hanno concluso la tredicesima notte consecutiva di bombardamenti contro l’Iran, mentre Teheran ha rivendicato nuovi attacchi contro installazioni militari americane in Kuwait, Bahrein e Giordania. La crisi si estende alle principali rotte energetiche mondiali: nello Stretto di Hormuz il traffico è quasi paralizzato e gli Houthi, alleati dell’Iran, minacciano le navi saudite nel Mar Rosso.
Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump starebbe perdendo la pazienza e dubiterebbe ormai della possibilità di raggiungere una pace duratura attraverso i negoziati. Il presidente avrebbe detto ai propri consiglieri di essere entrato in “modalità vendetta”, lamentando l’assenza di un interlocutore iraniano riconoscibile e il ritorno degli attacchi dopo ogni apparente progresso diplomatico.
Il Centcom ha riferito di aver colpito centri di comando, depositi di droni, reti di comunicazione, sistemi di sorveglianza costiera e capacità navali iraniane per “ridurre ulteriormente la minaccia” contro le imbarcazioni civili e commerciali. Washington ha annunciato che oltre 50 mila militari statunitensi sono attualmente operativi in Medio Oriente. Tra gli obiettivi figurano il quartier generale della Marina dei Pasdaran a Zibakenar, sul Mar Caspio, e siti nelle aree di Bandar Abbas, Qeshm, Ahvaz, Andimeshk e Omidiyeh.
Le autorità iraniane hanno denunciato quattro morti e cinque feriti nei dintorni di Ahvaz e altri due feriti a Bandar Abbas. Trump ha inoltre annunciato che qualsiasi danno a navi o carichi sarà risarcito utilizzando fondi iraniani detenuti dagli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha definito l’ipotesi “un precedente incendiario”: “Una volta che i governi normalizzano la confisca, i beni di nessuno sono al sicuro”.
La rappresaglia nel Golfo
L’Iran ha rivendicato attacchi con droni contro la base aerea di Al Salem, Camp Buehring, Camp Doha e Camp Arifjan in Kuwait, oltre alle basi di Muwaffaq Salti in Giordania e Sheikh Isa in Bahrein. I Pasdaran hanno sostenuto di avere distrutto un centro dati di Amazon in Bahrein, indicandolo come struttura utilizzata dall’esercito americano per attività di intelligence.
La notizia non è stata confermata né dall’azienda né dalle autorità locali. Secondo il New York Times, Teheran sarebbe pronta a colpire Tel Aviv qualora Trump desse seguito alle minacce contro le infrastrutture iraniane. Due funzionari avrebbero inoltre prospettato il coinvolgimento degli Houthi per imporre un blocco a Bab el-Mandeb.
Hormuz e Bab el-Mandeb
I dati sul traffico marittimo mostrano che mercoledì nessuna nave è entrata nello Stretto di Hormuz e una sola petroliera lo ha attraversato in uscita, il livello più basso dal 7 maggio. Il Centcom sostiene tuttavia che la via d’acqua resti aperta grazie alla protezione militare statunitense. A Bab el-Mandeb due superpetroliere dirette in Cina e cariche di greggio saudita sono riuscite a transitare nonostante le minacce degli Houthi. Il gruppo yemenita aveva annunciato il blocco delle esportazioni petrolifere di Riad dopo gli attacchi contro due navi saudite.
La Commissione europea ha assicurato che al momento non esistono problemi immediati di approvvigionamento, grazie alle scorte e alle forniture alternative, ma ha avvertito che il protrarsi del conflitto potrebbe aggravare la situazione nei prossimi mesi. “La tregua in questo momento mi sembra molto lontana”, ha dichiarato il ministro della Difesa Guido Crosetto, secondo il quale l’obiettivo dell’Iran è “creare il caos maggiore possibile”.
Sei morti in Cisgiordania
La tensione è aumentata anche in Cisgiordania, dove uno scontro nei pressi dell’insediamento di Havat Gilad ha causato la morte di quattro palestinesi e due israeliani, tra cui un maggiore dell’esercito. Le forze israeliane hanno fatto irruzione in un ospedale di Nablus e arrestato diversi sospettati. Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato il rafforzamento delle truppe, la demolizione della casa dell’assalitore palestinese e operazioni nei villaggi definiti “roccaforti terroristiche”. Il governo ha inoltre annunciato l’accelerazione della legalizzazione degli avamposti israeliani non autorizzati e la costruzione di nuovi insediamenti.





