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Scattano i nuovi dazi Usa fino al 12,5%. L’Ue: "In linea con gli accordi". Pechino: "La guerra commerciale non conviene a nessuno"

Scattano i nuovi dazi Usa fino al 12,5%. L’Ue: “In linea con gli accordi”. Pechino: “La guerra commerciale non conviene a nessuno”

venerdì, 24 Luglio 2026
1 minuto di lettura

Sono entrati in vigore alle 6 di questa mattina i nuovi dazi statunitensi compresi tra il 10 e il 12,5% sulle merci provenienti da sessanta partner commerciali, tra cui Unione europea e Cina. Le misure sostituiscono la tariffa globale temporanea del 10%, scaduta oggi, e colpiscono economie che rappresentano complessivamente il 99,4% delle importazioni americane.

Washington ha questa volta motivato l’intervento con l’insufficiente contrasto, da parte dei Paesi interessati, all’ingresso nelle catene di approvvigionamento di prodotti realizzati attraverso il lavoro forzato. La nuova base giuridica, la sezione 301 del Trade Act del 1974, è stata scelta dopo che la Corte suprema aveva bloccato gran parte dei precedenti dazi introdotti dall’amministrazione Trump.

“Gli Stati Uniti vietano da quasi un secolo le importazioni prodotte con il lavoro forzato e applicano rigorosamente questo divieto. È tempo che i nostri partner facciano lo stesso”, ha dichiarato il rappresentante americano per il Commercio Jamieson Greer. Petrolio, gas, fertilizzanti, alcuni prodotti alimentari e merci già sottoposte a tariffe per motivi di sicurezza nazionale sono esclususe dal provvedimento.

Bruxelles evita lo scontro

La Commissione europea ha accolto con cautela la decisione, sostenendo che il nuovo regime tariffario è sostanzialmente compatibile con gli accordi commerciali raggiunti con Washington nel 2025. L’intesa transatlantica prevede per gran parte delle esportazioni europee un tetto tariffario complessivo del 15%.

Bruxelles ha inoltre sottolineato le esenzioni concesse a diversi prodotti europei, tra cui componenti aeronautici, medicinali generici, diamanti e sughero, ma ha respinto le accuse americane sulla mancata lotta al lavoro forzato e chiesto agli Stati Uniti di rispettare integralmente gli impegni assunti.

Il governatore della Banca di Francia Emmanuel Moulin ha avvertito che le nuove misure aumentano comunque “l’incertezza per l’economia mondiale” e rischiano di penalizzare il commercio e la crescita, anche se l’accordo tra Ue e Stati Uniti dovrebbe limitarne l’impatto sull’Europa.

La protesta della Cina

Più dura la reazione di Pechino, colpita dall’aliquota del 12,5%. Il governo cinese ha contestato la legittimità delle misure unilaterali e ribadito che “una guerra commerciale non conviene a nessuno”. Proteste sono arrivate anche da Australia, Brasile, Norvegia, Nuova Zelanda e diversi Paesi asiatici, che hanno respinto le contestazioni statunitensi e denunciato l’assenza di prove sufficienti.

L’amministrazione Trump ha intanto lasciato aperta la possibilità di ulteriori interventi nei prossimi mesi, nell’ambito delle indagini americane sulla sovraccapacità produttiva e sulle pratiche commerciali considerate sleali.

Borse asiatiche in rosso

La nuova stretta tariffaria, insieme al rialzo del petrolio e alle vendite sui titoli tecnologici, ha pesato sui mercati asiatici. Il Kospi di Seul ha perso il 5,7%, il Nikkei di Tokyo il 2,7% e l’Hang Seng di Hong Kong l’1,4%. Le Borse europee hanno invece aperto in calo per poi recuperare terreno, sostenute dalla valutazione prudente di Bruxelles e dalle esenzioni riconosciute a numerosi prodotti.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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