Due delle principali banche israeliane, Israel Discount Bank e Bank Hapoalim, hanno annunciato che interromperanno nei prossimi mesi la collaborazione con le loro controparti palestinesi, citando rischi legati al finanziamento del terrorismo e al riciclaggio di denaro.
La decisione, confermata da funzionari israeliani e palestinesi, ha sollevato timori di una crisi economica che potrebbe colpire milioni di persone in Cisgiordania.
La Discount Bank cesserà le operazioni il 1° settembre, mentre Hapoalim seguirà il 1° ottobre. Entrambe gestiscono transazioni per l’Autorità Palestinese per un valore di circa 51 miliardi di shekel (16,6 miliardi di dollari) all’anno. Il 90% del commercio palestinese, inclusi cibo, carburante e medicinali, transita attraverso Israele: la chiusura dei canali bancari metterebbe a rischio l’intera catena di approvvigionamento.
Il governatore dell’Autorità Monetaria Palestinese, Yahya Shunnar, ha avvertito che la decisione potrebbe destabilizzare l’economia regionale: “Questi canali sono una pietra angolare del nostro commercio e del sostentamento di milioni di persone. La loro interruzione avrebbe conseguenze profonde, anche per Israele”. Il contesto è quello di una crescente tensione tra il governo di destra israeliano e l’Autorità Palestinese.
Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che supervisiona le deroghe che consentono la cooperazione bancaria, ha più volte trattenuto parte delle entrate fiscali palestinesi e messo in dubbio la legittimità dell’Autorità, aggravando un rapporto già fragile.
Il Ministero delle Finanze israeliano ha riconosciuto che la fine della collaborazione “potrebbe avere implicazioni negative per la stabilità economica” e favorire l’uso di canali non regolamentati basati sul contante. Tuttavia, ha ribadito che le attività palestinesi “hanno creato un grave rischio per le banche israeliane”.





