Giovedì, migliaia di giovani manifestanti si sono accampati per le strade di Nuova Delhi, sfidando le nuove restrizioni imposte dal governo e riaffermando la forza del movimento “Scarafaggio”, nato più di un mese fa contro le presunte fughe di notizie negli esami di ammissione alle facoltà di medicina e ai concorsi pubblici.
Le proteste, iniziate come una campagna satirica online, si sono trasformate in una delle maggiori sfide al governo di Narendra Modi, estendendosi ben oltre le rivendicazioni studentesche. A Jantar Mantar, area simbolo delle manifestazioni nella capitale, i giovani hanno montato tende e striscioni dopo una notte di scontri con la polizia, che ha usato gas lacrimogeni e manganelli per disperdere la folla.
Nonostante i blocchi stradali e la chiusura di 16 stazioni della metropolitana, i manifestanti sono tornati sul posto all’alba. “Non ci fermeremo finché non ci sarà giustizia”, ha detto Daksh Bhargava, studente di giurisprudenza. La questione delle fughe di notizie è diventata un simbolo di frustrazione generazionale.
I manifestanti chiedono le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, riforme del sistema degli esami e risarcimenti per le famiglie degli studenti suicidi. Giovedì, Modi ha affrontato pubblicamente la crisi per la prima volta, annunciando la creazione di tribunali speciali per accelerare i processi legati alle fughe di notizie.
Ma l’iniziativa non ha placato la rabbia dei giovani, che accusano il premier di “evitare la responsabilità”. Il Partito dello Scarafaggio, fondato dallo studente Abhijeet Dipke, ha ribadito che le proteste continueranno finché Pradhan non si dimetterà. Fedele al tono ironico del movimento, Dipke ha pubblicato un meme del ministro con la didascalia: “Ciao, mi chiamo Niente”.
Il movimento, sostenuto dall’attivista Sonam Wangchuk, in sciopero della fame da tre settimane, è diventato una rara espressione di dissenso giovanile in un Paese dove le proteste contro Modi sono spesso represse.





