La campagna anticorruzione di Xi Jinping continua a ridisegnare gli equilibri del potere in Cina. L’ultima figura a cadere è Ma Xingrui, ex membro del Politburo ed ex capo del gruppo direttivo centrale per il lavoro rurale, espulso dal Partito comunista cinese con accuse di corruzione e abuso d’ufficio. È il terzo membro in carica del Politburo epurato dal 2025, segno di un’intensificazione della lotta interna contro le reti di potere considerate infedeli o compromesse.
Secondo l’agenzia Xinhua, gli investigatori hanno scoperto che l’ex dirigente aveva favorito la nomina di funzionari, assegnato incarichi impropri e tollerato condotte criminali all’interno del suo staff. Il rapporto parla di “corruzione familiare” su larga scala, con regali illegali, acquisti immobiliari a prezzi di favore e scambi di denaro e potere in cambio di prestazioni sessuali. A marzo è stata aperta un’indagine su Guo Yonghang, suo capo di gabinetto durante il mandato a Shenzhen, mentre negli ultimi mesi sono finiti sotto esame diversi funzionari dello Xinjiang, regione dove Ma ha ricoperto il ruolo di segretario del Partito dal 2021.
La sua caduta è particolarmente significativa perché riguarda un dirigente con un passato di peso nell’industria strategica cinese. Scienziato diventato amministratore, aveva guidato la China Aerospace Science and Technology Corporation, supervisionando programmi spaziali cruciali. La sua epurazione arriva in un momento di crescente attenzione del governo verso i settori della difesa e dell’aerospazio: negli ultimi mesi sono stati rimossi funzionari legati all’industria militare, mentre a febbraio è stato incriminato Zhang Jianhua, ex vicedirettore dell’ente regolatore della difesa. L’espulsione di Ma conferma che la campagna anticorruzione di Xi, iniziata oltre un decennio fa, non ha perso intensità.





