A pochi mesi dalle elezioni di metà mandato, il presidente Donald Trump ha sollevato dall’incarico gli ultimi membri rimasti della U.S. Election Assistance Commission (EAC), l’agenzia bipartisan che dal 2002 supporta gli stati nell’amministrazione del voto. La decisione, comunicata giovedì alle autorità elettorali statali, ha provocato una reazione immediata da parte dei democratici e dei gruppi per i diritti di voto. L’EAC, nata con l’Help America Vote Act del 2002, certifica i sistemi di voto e fornisce linee guida agli stati. I suoi quattro commissari devono essere nominati dal presidente e confermati dal Senato, con un limite di due membri per partito.
Dopo la dimissione del repubblicano Don Palmer, erano rimasti due democratici — Thomas Hicks e Benjamin Hovland — e una repubblicana, Christy McCormick. Trump ha licenziato Hicks e Hovland; McCormick si è dimessa. Tutti e tre erano stati confermati all’unanimità dal Senato. Nel 2025 Trump aveva tentato di imporre all’EAC l’aggiunta di un requisito di prova di cittadinanza al modulo federale di registrazione degli elettori. Le corti avevano bloccato le parti principali dell’ordine esecutivo, giudicandolo oltre i limiti costituzionali. Le reazioni politiche sono state immediate. Il senatore Alex Padilla e il deputato Joe Morelle hanno accusato il presidente di voler “smantellare un altro baluardo indipendente della democrazia”, definendo la rimozione dei commissari “parte integrante di un piano per politicizzare le elezioni e facilitare interferenze illegali”.
Il Brennan Center for Justice, tramite il suo presidente Michael Waldman, ha parlato di decisione “profondamente preoccupante”, ricordando che l’EAC è stata progettata come organo bipartisan per garantire elezioni libere e sicure. Matt Weil, del Bipartisan Policy Center, ha definito i licenziamenti “senza precedenti” e “una perdita significativa per una delle poche istituzioni federali pensate per una governance condivisa”.





