Washington ha lanciato una nuova serie di raid contro l’Iran, rivendicando l’attacco a circa 90 obiettivi militari. Teheran ha risposto con droni e missili contro installazioni americane nel Golfo, dal Kuwait al Qatar fino al Bahrein, mentre il traffico nello Stretto di Hormuz è quasi fermo. Secondo il Comando centrale statunitense, i bombardamenti hanno colpito sistemi di difesa aerea, depositi di missili e droni e altre infrastrutture militari. L’obiettivo, ha spiegato il CentCom, era ridurre la capacità iraniana di attaccare navi mercantili e civili nello Stretto.
Il giorno precedente gli Stati Uniti avevano già colpito circa 80 obiettivi, tra cui oltre 60 motoscafi dei Guardiani della Rivoluzione. Donald Trump ha definito i raid una rappresaglia per gli attacchi contro navi mercantili a Hormuz. “Se succederà di nuovo, sarà molto peggio”, ha scritto su Truth Social. Poi, parlando sull’Air Force One, ha detto che Teheran avrebbe contattato Washington per cercare un’intesa: “Vogliono concludere a tutti i costi, ma non so se vale la pena. Non so se lo rispetteranno”.
La risposta iraniana
L’Iran respinge la versione americana. Il ministero degli Esteri ha parlato di “falso pretesto” e di violazione del Memorandum d’intesa, accusando gli Stati Uniti di avere colpito anche infrastrutture civili, tra cui ponti ferroviari sulla linea per Mashhad. Secondo Teheran, i raid americani degli ultimi due giorni hanno causato almeno 14 morti e 78 feriti. I Pasdaran hanno riferito che tre loro membri sono stati uccisi nella provincia sud-occidentale del Khuzestan. La risposta iraniana è arrivata nella notte.
Le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato attacchi contro basi statunitensi in Kuwait e Bahrein. L’esercito iraniano ha poi dichiarato di avere preso di mira sistemi Patriot in Kuwait, un’antenna satellitare di allerta precoce in Qatar e depositi di carburante dell’esercito americano in Bahrein. Kuwait e Bahrein hanno annunciato di avere intercettato attacchi ostili con i propri sistemi di difesa aerea. La Giordania ha riferito di avere abbattuto missili iraniani entrati nel suo spazio aereo.
Hormuz quasi fermo
Il nodo resta lo Stretto di Hormuz. Secondo Bloomberg, citata anche da Al Jazeera, dopo i raid americani il traffico marittimo è quasi fermo. Il transito sarebbe limitato in gran parte a una rotta settentrionale approvata dall’Iran, mentre il corridoio più a sud, protetto da Oman e Stati Uniti, registra scarsa attività. Nelle tre settimane successive all’accordo provvisorio tra Washington e Teheran la media era stata di 34 navi mercantili al giorno, con un picco di 59 il 24 giugno; martedì i passaggi sarebbero scesi a 14.
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore con gli Stati Uniti, ha avvertito Washington: “Lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane”. Anche la Marina dei Pasdaran ha accusato gli Stati Uniti di ostacolare la riapertura graduale del passaggio, sostenendo che la capacità di transito, sotto supervisione iraniana, era tornata nelle ultime due settimane a circa il 50% dei livelli prebellici.
Khamenei sepolto a Mashhad
L’escalation si è intrecciata con l’ultima giornata dei funerali di Ali Khamenei. Il feretro dell’ex Guida Suprema è arrivato ieri a Mashhad, città natale dell’ayatollah, per la sepoltura nel santuario dell’Imam Reza, il luogo sciita più sacro dell’Iran. Le cerimonie, iniziate nei giorni scorsi a Teheran e proseguite a Qom e in Iraq, hanno richiamato centinaia di migliaia di persone.
Secondo Irna, alla commemorazione hanno partecipato funzionari politici di 45 Paesi e rappresentanti religiosi da oltre 90 nazioni. Nel corteo sono comparse bandiere iraniane, vessilli di Hezbollah e bandiere rosse, simbolo della vendetta. La folla ha scandito slogan contro Stati Uniti, Israele e Trump. Secondo Fars, un tratto della linea ferroviaria Teheran-Mashhad sarebbe stato colpito dagli Stati Uniti a circa 55 chilometri dalla città, causando disagi ai fedeli diretti ai funerali.





