Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania hanno lanciato un avvertimento congiunto contro le recenti attività cinesi al largo della costa orientale di Taiwan, denunciando un’escalation che “minaccia la stabilità regionale e la libertà di navigazione”.
La presa di posizione, rara per compattezza e tono, arriva dopo che Pechino ha inviato navi della Guardia Costiera nelle acque dell’isola per una “operazione speciale di applicazione della legge marittima”, irritando profondamente Taipei. Secondo Washington, le navi cinesi avrebbero molestato imbarcazioni commerciali, chiedendo informazioni su rotte e porti di destinazione e rivendicando una giurisdizione che Taiwan respinge categoricamente. Le ambasciate britannica, francese e tedesca a Taipei hanno diffuso una dichiarazione congiunta altrettanto dura.
Pechino, che considera Taiwan parte del proprio territorio, sostiene che le acque in questione rientrino nella sua zona economica esclusiva, soprattutto dopo l’annuncio di Giappone e Filippine di voler avviare colloqui formali sui confini marittimi. Per la Cina, quei negoziati coinvolgerebbero “acque cinesi” e giustificherebbero pattugliamenti e ispezioni. La Guardia Costiera afferma di aver controllato 198 navi e “rettificato violazioni” su tre di esse, oltre a condurre rilievi idrografici nelle zone dei cavi sottomarini. Taiwan respinge ogni pretesa.
Il governo dell’isola ribadisce che quelle acque non appartengono alla Cina e denuncia tre episodi di “molestia” ai danni di mercantili in transito. Per Taipei, si tratta dell’ennesimo tentativo di Pechino di creare una falsa impressione di giurisdizione e di testare la risposta internazionale. Il portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan di Pechino, Zhang Han, ha difeso le operazioni come “legittime e necessarie” per proteggere la sovranità cinese.





