La crisi politica e giudiziaria attorno al controverso centro di quarantena per Ebola a Nanyuki ha raggiunto un nuovo punto di tensione: il ministro della Salute keniota Aden Duale è stato dichiarato colpevole di oltraggio alla corte per aver ignorato l’ordine che imponeva lo stop immediato ai lavori. La sentenza è arrivata lunedì, un mese dopo che l’Alta Corte aveva sospeso la costruzione della struttura da 50 posti letto, finanziata dagli Stati Uniti. Secondo la giudice Patricia Nyaundi, Duale “sapeva e comprendeva” che ogni attività nel sito militare di Nanyuki dovesse fermarsi, ma ha comunque permesso che i lavori proseguissero.
Il progetto, destinato a ospitare cittadini statunitensi sospettati di aver contratto Ebola nell’attuale epidemia nella Repubblica Democratica del Congo, ha scatenato proteste violente nella cittadina, 140 km a nord di Nairobi. Tre persone sono morte negli scontri con la polizia. Il governo ha sostenuto di non aver violato l’ordine giudiziario, affermando che eventuali lavori in corso fossero “esclusivamente” di competenza keniota e necessari per la sicurezza nazionale. Ma la corte ha respinto questa interpretazione come un tentativo di aggirare la legge.
Il presidente William Ruto ha difeso il progetto, affermando che respingere la richiesta statunitense sarebbe stato “inumano” e invitando a non politicizzare un tema “così serio” come Ebola. Il Kenya, finora, non ha registrato casi, mentre la RDC conta oltre 1.000 contagi confermati e l’Uganda 20, in gran parte importati. Il piano ha incontrato l’opposizione del potente sindacato medico KMPDU, che accusa Washington di voler trasformare il Kenya in una “colonia di contenimento”. Il segretario generale Davji Bhimji Atellah ha dichiarato che il sindacato “non resterà a guardare mentre il Paese viene trattato come deposito per un patogeno letale”. Gli Stati Uniti hanno promesso 13,5 milioni di dollari per sostenere la preparazione del Kenya, parte di un impegno regionale da 112 milioni.





