Un’indagine urgente è stata avviata in Kenya dopo il ritrovamento di 14 elefanti morti nell’ecosistema di Amboseli, una delle aree faunistiche più celebri dell’Africa orientale. Il Kenya Wildlife Service (KWS) ha confermato alla BBC che squadre di esperti stanno esaminando le carcasse e che campioni di tessuto sono stati inviati ai laboratori per chiarire se le morti siano state causate da malattie, avvelenamento o altri fattori ambientali. La zona, che si estende tra il Kenya meridionale e il confine con la Tanzania, ospita oltre 2.000 elefanti secondo i dati dell’Amboseli Trust for Elephants.
È un ecosistema vasto, noto per la presenza di grandi mandrie e per la sua importanza nella conservazione della specie. Proprio per questo, la morte improvvisa di così tanti esemplari ha destato forte preoccupazione: è la prima volta in decenni che si registra una mortalità di questa portata nella regione, nonostante il bracconaggio sia stato ridotto con successo negli ultimi anni. Il KWS ha dichiarato che al momento non esiste una causa unica evidente. Le carcasse appartengono a elefanti di età e sesso diversi, un dettaglio che suggerisce che il fenomeno non sia limitato a un singolo gruppo familiare. Secondo Duncan Wanyama, responsabile della comunicazione dell’agenzia, i corpi sono stati ritrovati in diverse località attorno al Parco Nazionale di Amboseli, a distanze comprese tra 15 e 30 chilometri dai confini dell’area protetta.
Gli esperti stanno valutando diverse ipotesi. Tra le più discusse c’è quella di una malattia fulminante, forse veicolata da acqua o vegetazione contaminata, oppure un avvelenamento accidentale legato a sostanze utilizzate nelle attività agricole nelle zone limitrofe. Non si esclude neppure un evento climatico estremo: negli ultimi anni, la regione ha affrontato periodi di siccità severa alternati a piogge intense, condizioni che possono alterare la disponibilità di cibo e acqua per gli animali.





