Così come le leggi regolano i rapporti all’interno delle nazioni, allo stesso modo il diritto internazionale regola, o dovrebbe regolare, i rapporti tra gli stati. Lo spazio aereo e quello marittimo così come le regole della navigazione sono governate dal diritto internazionale che non è una creatura recente. Nel mondo classico le operazioni belliche dovevano essere precedute da una formale dichiarazione di guerra; e gli ambasciatori erano inviolabili. Non sempre le cose andavano bene.
Nel 282 A.C. una flotta romana a causa di una tempesta trovò rifugio nel porto di Taranto. Invece di ricevere soccorso venne attaccata, alcune navi affondate e le altre sequestrate; gli equipaggi furono tenuti prigionieri. Il console Lucio Postumio guidò una commissione di ambasciatori con queste richieste: liberazione degli equipaggi, restituzione delle navi, risarcimenti e scuse ufficiali. Per tutta risposta gli ambasciatori vennero dileggiati ed aggrediti. Roma dichiarò guerra a Taranto.
Scipione, sbarcato in Africa, mandò come suoi ambasciatori a Cartagine i suoi legati Lucio Sergio, Lucio Bebio e Lucio Fabio per discutere proposte di pace. Gli ambasciatori furono aggrediti e riuscirono a stento a salvarsi. Questo fu uno dei motivi che nel colloquio con Annibale prima della battaglia di Zama nel 202 A,C; indusse Scipione a respingere le proposte di accordo presentategli dal generale cartaginese.
Non esistevano organismi sovra nazionali; chi pensava di aver subito una lesione del diritto internazionale o la violazione di accordi (pacta sunt servanda), se aveva la forza, si faceva giustizia da sé. Il rispetto delle regole senza coercizione è una chimera. Nel Critone edito nel 399 A.C. Platone ci racconta che Socrate condannato a morte pur essendo innocente si rifiuta di aderire alla richiesta dei suoi amici che gli avevano organizzato la fuga dal carcere facendo questo discorso “le leggi sono il fondamento del vivere civile; chi non ne riconosce il potere mette a rischio la nostra civiltà e la nostra democrazia. Io sono stato condannato, sia pure innocente, da un tribunale costituito secondo la nostra costituzione, che ha applicato le leggi in vigore. Non posso quindi sottrarmi al potere delle leggi”. Chi farebbe una scelta simile? Ci sono alcuni sociologi che sostengono che il potere di costrizione non è necessario. Gli onesti infatti rispettano le leggi per intima convinzione e i delinquenti non le rispettano pur sapendo il rischio che corrono. Sarà proprio così? Qui ci viene in aiuto la fantascienza che sa creare esperimenti mentali molto interessanti.
(1 - continua)





