Le autorità federali statunitensi hanno annunciato l’incriminazione di un gruppo legato all’Università del Michigan, accusato di aver orchestrato una “campagna terroristica” volta a interrompere i rapporti accademici e finanziari dell’ateneo con istituzioni israeliane. Secondo l’atto d’accusa, presentato martedì presso il tribunale distrettuale di Detroit, alcuni membri del gruppo avrebbero pianificato una serie di azioni coordinate, tra cui sabotaggi informatici, minacce anonime e tentativi di intimidazione verso docenti e ricercatori coinvolti in programmi di cooperazione internazionale.
Gli investigatori sostengono che il gruppo, composto da studenti e un paio di ricercatori junior, avrebbe utilizzato piattaforme criptate per organizzare le operazioni e reclutare simpatizzanti. Le autorità parlano di “un’escalation preoccupante” che avrebbe superato i confini della protesta politica, trasformandosi in un insieme di attività criminali mirate a “coercizzare l’istituzione universitaria”. Le accuse includono cospirazione, minacce interstatali e uso improprio di strumenti informatici.
L’Università del Michigan ha diffuso una nota in cui prende le distanze dagli imputati, ribadendo il proprio impegno per la libertà accademica e condannando “qualsiasi forma di violenza o intimidazione”. Le autorità federali hanno chiarito che l’indagine non riguarda l’ateneo come istituzione, ma esclusivamente il gruppo accusato di aver oltrepassato i limiti del dissenso legittimo. La vicenda si inserisce in un clima nazionale teso, segnato da proteste e contro‑proteste nei campus americani sul conflitto in Medio Oriente. Gli investigatori hanno sottolineato che non esistono prove di collegamenti con organizzazioni estremiste note, ma che la gravità delle azioni contestate richiede “una risposta ferma e immediata”.





