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Il Papa invoca Dio per illuminare chi decide la pace
Papa Leone XIV

Leone XIV: “In Iran non c’è guerra giusta, per Kiev serve il negoziato”

Nel viaggio in Spagna il Pontefice tra diplomazia, multilateralismo e dialogo
domenica, 7 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Il concetto, tutto sommato, resta lo stesso, ma ogni occasione è giusta per ricordarlo: la pace passa dal negoziato, non dalle armi. Nel suo primo viaggio apostolico in Spagna iniziato ieri (vi rimarrà fino a venerdì prossimo) Leone XIV è tornato a intervenire sui principali conflitti internazionali e lo ha fatto con parole nette sull’Iran, sull’Ucraina e sul ruolo che l’Europa è chiamata a svolgere in una fase segnata da guerre, tensioni geopolitiche e crescenti divisioni interne. E dunque sul volo che da Roma lo ha portato a Madrid il Pontefice ha preso posizione sul conflitto che coinvolge l’Iran e ha colto la palla al balzo per respingere apertamente il concetto di “guerra giusta” evocato nei giorni scorsi dal Vicepresidente americano J.D. Vance.

Per il Papa quella categoria appartiene a un contesto storico ormai superato: “La teoria della guerra giusta proviene dai secoli passati”, l’osservazione netta del Santo Padre che ha quindi sottolineato come quel principio fosse stato elaborato in un’epoca che non conosceva la capacità distruttiva degli armamenti moderni: “Oggi non si può ragionare con le stesse categorie”, è il senso del ragionamento del Vescovo di Roma, che ha definito il conflitto in Iran incompatibile con qualsiasi giustificazione morale.

Ma il dossier che continua a preoccupare maggiormente la Santa Sede resta quello ucraino. Sua Santità ha parlato di una situazione che, a suo giudizio, continua a deteriorarsi: “Sono passati quattro anni e mezzo, dobbiamo trovare una soluzione”, ha detto ai giornalisti. Il Papa ha ricordato gli sforzi diplomatici avviati negli ultimi anni e ha insistito sulla necessità di riaprire e rafforzare ogni spazio di dialogo possibile: “Si stanno perdendo troppe vite” ha detto per poi chiedere una pressione internazionale più incisiva per fermare le ostilità.

Il potere della diplomazia

Nelle parole del Pontefice è dunque nuovamente emersa una linea che punta a riportare la diplomazia al centro della scena internazionale in una fase in cui il linguaggio militare sembra prevalere su quello negoziale. Un approccio che si estende anche al Medio Oriente. Durante il volo verso Madrid il Papa ha richiamato l’attenzione sulla situazione del Libano, confermando che la Santa Sede mantiene un contatto costante con le autorità religiose del Paese e continua a seguire con attenzione gli sviluppi di una crisi che da anni attraversa il fragile equilibrio libanese. L’appello alla pace è tornato anche nel primo discorso pronunciato al Palazzo Reale di Madrid davanti alle autorità spagnole, al corpo diplomatico e ai rappresentanti della società civile. Qui Leone XIV ha allargato il ragionamento dai conflitti internazionali alle tensioni che attraversano le democrazie occidentali.

Il Papa ha individuato nella polarizzazione uno dei principali rischi del tempo presente: “Non la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro genera stabilità e prosperità” ha detto ai presenti invitando ad abbandonare narrazioni divisive e contrapposizioni identitarie. Un messaggio rivolto innanzitutto all’Europa, chiamata secondo il Pontefice a valorizzare la propria esperienza storica di convivenza tra differenze culturali, religiose e politiche.

No agli approcci identitari

Nel passaggio più politico del discorso il Pontefice ha definito il superamento delle polarizzazioni uno dei contributi più importanti che il continente può offrire al mondo. Ha invitato a “rifuggire gli approcci identitari” che trasformano le differenze in conflitti permanenti e ha indicato nel dialogo, nell’educazione e nella ricerca gli strumenti per affrontare le sfide poste dalle trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali. Un riconoscimento particolare è stato rivolto alla Spagna, elogiata per la sua fedeltà al multilateralismo e al diritto internazionale. Il Papa ha incoraggiato Madrid a continuare a investire nel dialogo sociale e nella costruzione europea, considerata non un progetto contrapposto ad altre potenze, ma un patrimonio a disposizione dell’intera comunità internazionale.

Nel corso della giornata non sono mancati momenti più leggeri. Interrogato sulla sua fede calcistica, Leone XIV ha scherzato con i giornalisti. Ai Mondiali del 2026 sosterrà gli Stati Uniti, il Paese delle sue origini, mentre alla domanda sulla rivalità tra Real Madrid e Barcellona ha risposto con una battuta destinata a fare il giro dei social: “Il Papa tifa per tutte le squadre, ma Prevost tifa per il Real Madrid”.

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