La Russia ha lanciato nella notte tra lunedì e martedì uno dei più pesanti attacchi recenti contro l’Ucraina, colpendo Kiev, Dnipro e diverse altre regioni con missili e droni. Il bilancio è di almeno 22 morti, tra cui due bambini, e oltre cento feriti. Secondo il Presidente Volodymyr Zelensky, l’attacco è stato condotto con 656 droni e 73 missili. Il bersaglio principale è stato Kiev, dove decine di edifici residenziali e infrastrutture civili sono stati danneggiati. Circa 140mila abitanti sono rimasti senza corrente per ore nella capitale, dove i morti sono stati almeno sei e i feriti 64. A Dnipro sono state uccise 16 persone e 42 sono rimaste ferite. Il capo dell’amministrazione regionale di Dnipropetrovsk, Oleksandr Hanzha, ha riferito che tra i feriti ci sono quattro bambini, tre dei quali ricoverati in ospedale insieme a 21 adulti.
Intanto la regione di Kharkiv ha disposto l’evacuazione di 7.157 persone, tra cui 1.702 bambini e 311 persone con mobilità ridotta, da sette località vicine al confine russo a causa dei continui bombardamenti. Le autorità ucraine riferiscono anche di oltre 200mila richieste ricevute da famiglie russe in cerca di informazioni su militari dispersi. Secondo il Centro ucraino per la gestione dei prigionieri di guerra, dal 2024 sono stati confermati 3.939 militari russi prigionieri in Ucraina, 2.519 dei quali già scambiati.
Zelensky chiede lo scudo europeo
Zelensky ha definito il raid “una dichiarazione inequivocabile da parte della Russia” e ha chiesto un rafforzamento urgente della difesa antiaerea. “Se l’Ucraina non sarà protetta dagli attacchi missilistici balistici e di altro tipo, questi attacchi continueranno”, ha scritto sui social. Per il Presidente ucraino “l’Europa ha bisogno di un proprio sistema di difesa antibalistica” e resta “assolutamente necessaria” l’assistenza degli Stati Uniti nella fornitura di missili per i sistemi Patriot. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha accusato Vladimir Putin di usare “il terrore” perché Mosca “sta perdendo sul campo di battaglia”. Parigi ha condannato i bombardamenti, affermando che dimostrano “il totale disprezzo di Mosca per gli sforzi volti a raggiungere la pace” e violano il diritto internazionale umanitario. A Berlino, il cancelliere Friedrich Merz ha detto che “la libertà e l’unità dell’Europa sono ancora una volta in pericolo” e che la minaccia russa rappresenta una sfida fondamentale per la Nato. Accanto a lui, il nuovo primo ministro ungherese Peter Magyar si è detto pronto a incontrare Zelensky la prossima settimana se i negoziati tecnici sui diritti della minoranza ungherese in Ucraina si chiuderanno entro questa settimana.
La versione di Mosca
Mosca ha rivendicato l’operazione come risposta agli “atti terroristici del regime di Kiev”. Il ministero della Difesa russo sostiene di avere colpito a Kiev dieci impianti di produzione militare, comprese fabbriche di droni, e tre centri di reclutamento. Secondo il Cremlino, il raid sarebbe una ritorsione per l’attacco ucraino del 22 maggio contro un dormitorio studentesco a Starobilsk, nella regione occupata di Luhansk, costato 21 morti e 42 feriti. Kiev nega di avere colpito un dormitorio e afferma di avere mirato a un centro di comando per droni. Il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito che gli attacchi russi puntano a infrastrutture militari e ha rilanciato le condizioni di Mosca: “La guerra può finire entro la fine della giornata”, se Zelensky ordinerà il ritiro dai territori che la Russia considera propri. Peskov ha ammesso che i negoziati sono in pausa, ma ha detto che i contatti continuano, anche con gli Stati Uniti. Il diplomatico Alexander Gusarov ha confermato che il dialogo tecnico con Washington “non si ferma” e che l’ultimo incontro si è tenuto una settimana fa. Mosca chiede la restituzione dei beni diplomatici confiscati e la ripresa dei voli diretti, ma esclude negoziati sulle sanzioni, definite “uno strumento illegittimo di pressione”. Il Cremlino ha annunciato anche la partecipazione di una delegazione statunitense al Forum economico di San Pietroburgo, per la prima volta dal 2017 o 2018.
Crimea e Baltico
La guerra pesa anche sulla logistica energetica russa. In Crimea, annessa da Mosca nel 2014, si aggrava la carenza di carburante dopo gli attacchi ucraini alle vie di rifornimento. Il governatore filorusso Sergei Aksyonov ha invitato alla calma, mentre a Sebastopoli la vendita di benzina è stata limitata e in parte regolata con buoni carburante. “Sono due giorni che non riesco a fare rifornimento”, ha detto una residente a Reuters. Kiev ha rivendicato anche un nuovo attacco alla raffineria russa di Ilsky, nel territorio di Krasnodar, impianto da circa 6,6 milioni di tonnellate l’anno. Nel Baltico, Stati Uniti e alleati Nato preparano le esercitazioni BALTOPS, in programma da domani al 20 giugno. Le manovre, ridotte rispetto allo scorso anno, coinvolgeranno circa 20 navi di 15 Paesi e 6mila uomini, ma resteranno le più grandi dell’anno nel Mar Baltico. Il contrammiraglio tedesco Stephan Haisch le ha definite “un segno dell’unità e della forza dell’alleanza”.





