Il cessate il fuoco annunciato da Donald Trump tra Israele e Hezbollah è durato poche ore. L’accordo prevedeva l’impegno del movimento sciita a fermare i lanci contro Israele e la sospensione di un’operazione israeliana più ampia verso Beirut. Ma dopo avere rivendicato l’intesa per fermare l’escalation in Libano, il Presidente americano si è trovato di fronte alla ripresa degli attacchi israeliani nel Sud del Paese e a una nuova frizione con Benjamin Netanyahu. L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione di Nabatiyé, sostenendo che Hezbollah avesse violato la tregua e che le Forze di difesa israeliane fossero quindi “costrette a intervenire”.
Una tempestosa telefonata
Secondo Axios, la telefonata tra Trump e Netanyahu è stata durissima. Il Presidente americano avrebbe accusato il premier israeliano di mettere a rischio il negoziato con l’Iran e gli avrebbe detto: “Sei completamente pazzo”. Washington vuole evitare che il fronte libanese faccia saltare i contatti con Teheran, mentre Netanyahu continua a rivendicare il diritto di colpire Hezbollah. Il bilancio è di almeno otto morti. La Difesa civile di Beirut ha riferito di avere estratto sei corpi e tre feriti dalle macerie di una casa colpita a Marwaniyé, vicino a Sidone. L’agenzia nazionale libanese Nna ha riportato anche la morte di un dentista e dei suoi due figli in un attacco con drone contro un’auto sulla strada tra Nabatiyé e Khardali. Secondo il Centro per le operazioni di emergenza sanitaria del ministero della Salute libanese, il bilancio degli attacchi israeliani contro il Libano dal 2 marzo è salito a 3.468 morti e 10.577 feriti. La tregua in vigore da aprile, già fragile, è stata così smentita ancora una volta sul terreno.
Nuovi colloqui
Il nuovo round di colloqui tra Israele e Libano si è aperto a Washington proprio mentre la situazione militare peggiorava. È il quarto incontro tra i rappresentanti dei due Paesi dopo quello del 14 aprile. Israele e Libano non hanno relazioni diplomatiche dal 1993. Al Dipartimento di Stato partecipano il rappresentante israeliano Yechiel Leiter e la rappresentante libanese Nada Hamadeh Moawad. È presente anche Daniel Holler, alto consigliere del Segretario di Stato Marco Rubio, mentre Hezbollah non prende parte al negoziato. I colloqui dovrebbero durare due giorni e servono a tentare di consolidare un cessate il fuoco che, nei fatti, resta continuamente violato.
Teheran frena sul negoziato
La crisi libanese pesa direttamente anche sui rapporti tra Stati Uniti e Iran. Secondo l’agenzia Fars, le comunicazioni tra Teheran e Washington su un possibile memorandum d’intesa si sarebbero interrotte già da diversi giorni, dopo le minacce israeliane di bombardare Beirut. Una fonte vicina al negoziato iraniano, citata da Mehr News, ha detto che Teheran non ha ancora risposto alla proposta americana e sta valutando il testo con cautela, per la sfiducia maturata verso gli Stati Uniti. “Sulla base delle esperienze precedenti, l’Iran è alla ricerca di benefici tangibili e concreti”, ha affermato la fonte. Più duro il vice comandante del comando interforze Khatam al Anbiya, Mohammad Jafar Assadi: “Gli Stati Uniti esigono la nostra totale capitolazione e la nazione iraniana non si arrenderà mai. Senza capitolazione, la guerra è inevitabile”.
Ue studia sanzioni
Anche l’Europa prova a muoversi, ma con margini limitati. Il ministro degli Esteri francese Jean Noël Barrot ha detto che “nulla può giustificare” una prolungata occupazione israeliana del Libano e ha aggiunto che il Paese non deve diventare “il capro espiatorio” di un accordo difficile tra Iran e Stati Uniti. A Bruxelles, intanto, nella prima bozza delle conclusioni del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno è entrata la proposta di lavorare a misure restrittive contro ministri israeliani estremisti che “incitano e promuovono” violazioni dei diritti umani. Il testo cita anche i maltrattamenti inflitti ai detenuti dopo l’intercettazione della Global Sumud Flotilla in acque internazionali. La bozza sarà negoziata nei prossimi giorni dai rappresentanti permanenti dei Ventisette.
Rubio elogia l’Italia
Nel messaggio per l’80esimo anniversario della Repubblica, Marco Rubio ha definito l’Italia “un partner e un amico fedele” e ha lodato “l’aumento degli investimenti italiani nella Difesa”, l’impegno della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni per la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz e il sostegno agli sforzi per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina. Il Segretario di Stato americano ha ringraziato anche Roma per l’ospitalità offerta a quasi 30mila militari statunitensi e alle loro famiglie nel Paese. Antonio Tajani, al termine della parata ai Fori Imperiali, ha però indicato negli Stati Uniti l’unico attore in grado di fermare Israele. “Il governo italiano non può risolvere la pace del mondo”, ha detto il ministro degli Esteri. “Soprattutto sono gli Stati Uniti che devono fermare Israele. Noi stiamo facendo la nostra parte”.





