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Netanyahu allarga l’offensiva in Libano, civili in fuga da Beirut. Teheran minaccia i negoziati

Massicci raid ordinati dopo l’uccisione di un soldato israeliano,3.433 morti dal 2 marzo. L’Iran sospende i colloqui: “Tregua violata su tutti i fronti”. Aoun denuncia una “vile aggressione”, Mattarella: popolazione libanese colpita “brutalmente e in modo indebito”
martedì, 2 Giugno 2026
3 minuti di lettura

Benjamin Netanyahu ha ordinato alle Forze di difesa israeliane di colpire i sobborghi meridionali di Beirut, aprendo una nuova fase dell’escalation in Libano e mettendo sotto pressione anche il fragile negoziato tra Stati Uniti e Iran. La decisione è arrivata dopo l’uccisione di un soldato israeliano e il ferimento di altri tre in un attacco con drone rivendicato da Hezbollah nel sud del Libano, vicino a Yohmor e al castello di Beaufort, dove sono presenti truppe israeliane. Il militare morto è stato identificato dall’esercito come il sergente maggiore Adam Tzarfati, 20 anni.

In un comunicato congiunto, Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno spiegato di avere ordinato raid immediati su Dahiyeh, la periferia sud di Beirut considerata roccaforte di Hezbollah, in risposta alle “ripetute violazioni del cessate il fuoco” e agli “attacchi contro le nostre città e i nostri cittadini”. Poco dopo, il portavoce arabo dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, ha invitato i residenti a lasciare l’area, avvertendo che Israele colpirà Dahiyeh se Hezbollah continuerà a lanciare razzi contro le comunità israeliane.

Scuole chiuse e civili in fuga

A Beirut l’annuncio ha provocato la chiusura delle scuole e la fuga di molti civili dai quartieri meridionali, con ingorghi sulle strade in uscita da Dahiyeh, mentre l’esercito si schierava per organizzare l’evacuazione. Le scuole hanno chiesto ai genitori di andare a prendere i figli prima della chiusura. L’escalation segue la presa del castello di Beaufort da parte delle forze israeliane, definita da Netanyahu una “svolta decisiva” nella campagna contro Hezbollah. Il premier ha ordinato di “consolidare ed estendere” il controllo israeliano sulle aree che erano sotto il controllo del gruppo sciita. Katz ha indicato l’obiettivo militare più ampio, cioè trasformare la zona del fiume Litani in un’area sotto controllo di sicurezza dell’Idf, “libera da armi e terroristi”. La fortezza di Beaufort, nota anche come Qalaat al-Chakif, era già stata usata da Israele durante l’occupazione del Libano meridionale, terminata nel 2000. I raid israeliani sono proseguiti anche nel Libano meridionale, dove i droni hanno colpito 18 obiettivi in 14 località tra cui le aree di Nabatieh, Tiro e Sidone causando nelle ultime 24 ore 21 morti e 129 feriti. Secondo il ministero della Sanità libanese, il bilancio complessivo dell’offensiva israeliana iniziata il 2 marzo è di 3.433 morti e 10.395 feriti. Hezbollah, da parte sua, ha rivendicato 21 attacchi contro posizioni militari israeliane e ha affermato di essere ancora impegnato in una “battaglia di logoramento” nell’area di Beaufort.

Pressioni internazionali

Gli Stati Uniti hanno proposto una formula per contenere l’escalation: Hezbollah dovrebbe cessare tutti gli attacchi contro Israele e, in cambio, Israele dovrebbe rinunciare a estendere i raid a Beirut. Ma i media israeliani hanno dato versioni contrastanti sul via libera americano. Secondo Channel 12, l’amministrazione Trump non avrebbe ancora approvato l’operazione. Per i24news, invece, Washington non si aspetta che Israele resti passivo davanti agli attacchi di Hezbollah.

Parallelamente il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è stato convocato in riunione d’emergenza su richiesta della Francia. Il presidente libanese Joseph Aoun ha parlato di “vile e riprovevole aggressione israeliana”, ma ha ribadito che “non c’è alternativa ai negoziati” con Israele, perché le trattative sono “più sicure della guerra”. Emmanuel Macron ha affermato che “nulla giustifica la grave escalation in corso nel sud del Libano”. Anche l’Ue ha chiesto a Israele di fermare l’escalation e di rispettare “la sovranità e l’integrità territoriale del Libano”. Il Presidente Sergio Mattarella ha denunciato una crisi che colpisce “brutalmente e in modo indebito la popolazione civile del Libano”, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto ha avvertito che l’avanzata israeliana “allontana un serio piano di pace” e rende più difficile il compito di Unifil.

Negoziati in Iran

La crisi libanese ha avuto un’immediata ricaduta sul negoziato tra Washington e Teheran. L’agenzia iraniana Tasnim ha riferito che l’Iran ha sospeso gli scambi con gli Stati Uniti finché non saranno soddisfatte le richieste di cessazione delle operazioni israeliane in Libano e a Gaza e di ritiro dalle aree occupate nel sud del Libano. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha scritto che il cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti è “su tutti i fronti”, compreso quello libanese, e che la sua violazione su un fronte equivale alla violazione complessiva della tregua. I Pasdaran hanno avvertito che il superamento delle linee rosse in Libano e a Gaza equivale a una guerra diretta all’Iran. Teheran ha minacciato anche il dossier marittimo. Secondo Tasnim, l’Iran e il “Fronte della Resistenza” intendono perseguire la chiusura completa dello Stretto di Hormuz e l’attivazione di altri fronti, compreso Bab el-Mandeb, per punire Israele e i suoi sostenitori. Il Comando centrale americano ha riferito intanto che le forze statunitensi hanno bloccato 121 navi commerciali dirette ai porti iraniani e ne hanno immobilizzate cinque per verificarne la conformità. La tensione ha spinto al rialzo il petrolio, con il Wti salito del 6,3% a 92,90 dollari al barile e il Brent oltre 96 dollari.

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