La destra nazionalista indiana ha trovato un nuovo simbolo attorno a cui costruire identità, orgoglio e mobilitazione politica: Shivaji Bhonsle, il re guerriero del XVII secolo che sfidò l’impero Mughal e fondò il regno Maratha. La sua figura, già radicata nella memoria popolare del Maharashtra, è oggi al centro di una riscrittura culturale che sta assumendo dimensioni nazionali, sostenuta da partiti, movimenti e influencer vicini all’ideologia hindutva.
Secondo un’analisi del New York Times, Shivaji sta diventando il nuovo volto dell’immaginario eroico promosso dalla destra indiana, un processo accelerato dalla crescente attenzione verso simboli storici percepiti come “autenticamente indigeni” e non influenzati dai secoli di dominazione musulmana o coloniale. Monumenti, film epici, serie televisive e celebrazioni pubbliche stanno contribuendo a trasformare il sovrano maratha in un’icona nazionale, spesso reinterpretata in chiave contemporanea.
Il fenomeno non riguarda solo la cultura popolare. Diversi governi statali guidati dal Bharatiya Janata Party (BJP) hanno finanziato statue monumentali, musei e programmi educativi dedicati a Shivaji, presentandolo come modello di leadership, disciplina e orgoglio hindu. Alcuni storici, tuttavia, avvertono che questa narrazione rischia di semplificare e politicizzare una figura complessa, il cui regno fu caratterizzato tanto da abilità militari quanto da pragmatismo diplomatico e tolleranza religiosa.
La crescente centralità di Shivaji riflette un cambiamento più ampio nella politica indiana: la ricerca di miti fondativi che rafforzino un’identità nazionale hindu in un Paese sempre più polarizzato. Per i sostenitori dell’hindutva, il re maratha incarna la resistenza contro il dominio straniero e la difesa della cultura indigena. Per i critici, la sua immagine viene strumentalizzata per alimentare divisioni e riscrivere il passato in chiave ideologica.




