A due settimane dall’inizio dei Mondiali di calcio in Nord America, la FIFA è finita nel mirino delle autorità statunitensi per le sue pratiche di vendita dei biglietti. I procuratori generali di New York e New Jersey hanno aperto un’indagine sull’organizzazione, accusata di aver imposto prezzi esorbitanti e di aver gestito le vendite con scarsa trasparenza. Il presidente Gianni Infantino ha difeso la politica dei prezzi, sostenendo che “si stanno adattando al mercato nordamericano”. Ma la giustificazione non ha placato le polemiche: la finale del 19 luglio nel New Jersey ha raggiunto cifre record, con biglietti da 10.990 dollari e la nuova “Front Category”, introdotta ad aprile, offre posti in prima fila a oltre 30.000 dollari.
Le autorità statunitensi contestano anche il sistema di tariffazione dinamica, che ha fatto lievitare i costi in modo imprevedibile, e la mancanza di chiarezza sulle mappe dei posti. Molti tifosi che hanno pagato per la “Categoria 1” si sono ritrovati in angoli laterali, mentre la FIFA si riserva il diritto di modificare le planimetrie degli stadi. La procuratrice generale Letitia James ha denunciato “un labirinto di confusione e finta scarsità”, mentre la collega Jennifer Davenport ha accusato la FIFA di aver sfruttato la propria posizione monopolistica.
Anche il presidente Donald Trump, solitamente vicino a Infantino, ha dichiarato di non voler pagare i mille dollari richiesti per i posti più lontani nella gara inaugurale degli Stati Uniti contro il Paraguay. Gli esperti legali avvertono che la FIFA potrebbe affrontare azioni collettive da parte dei tifosi e ulteriori indagini da altri stati americani. L’organizzazione, che prevede di incassare oltre 11 miliardi di dollari dal torneo, non ha ancora risposto ufficialmente alle accuse.
Il caso rischia di offuscare l’attesa per il primo Mondiale ospitato congiuntamente da tre Paesi, trasformando la festa del calcio in una controversia legale di portata globale.





