La drammatica vicenda di Dong Guangping, dissidente cinese di 68 anni, riaccende l’attenzione internazionale sulla repressione dei diritti umani in Cina e sulle difficoltà dei rifugiati politici nell’Asia orientale. L’ex agente di polizia, incarcerato più volte per aver commemorato la strage di Piazza Tiananmen e per il suo attivismo, è stato arrestato in Corea del Sud dopo aver attraversato il mare su un piccolo gommone a motore, in un viaggio estenuante durato oltre 30 ore.
Dong è stato individuato lunedì sera al largo di Taean, sulla costa occidentale sudcoreana, grazie alla segnalazione di un peschereccio. La guardia costiera lo ha tratto in salvo e ha confermato che è sotto indagine per presunte violazioni delle norme sull’immigrazione. Il caso sarà ora trasmesso alla procura, mentre cresce la pressione delle ONG affinché Seul non lo rimpatri in Cina, dove rischierebbe persecuzioni e torture.
Secondo l’attivista canadese Sheng Xue, che ha parlato con Dong dopo l’arrivo, l’uomo era partito da Weifang, nello Shandong, seguendo un piano preparato nei minimi dettagli. “È troppo tenace, troppo coraggioso”, ha dichiarato, ricordando che Dong era svenuto per la stanchezza al momento del salvataggio. La sua fuga rappresenta l’ennesimo tentativo di sottrarsi a un destino segnato da arresti, deportazioni e condanne per “incitamento alla sovversione”.
Human Rights in China ha esortato la Corea del Sud a rispettare gli obblighi internazionali e a consentire a Dong di chiedere asilo o di raggiungere il Canada, dove vive la sua famiglia. “Il fatto che un uomo di quasi settant’anni sia stato costretto ad attraversare il mare aperto su un gommone è una devastante condanna della situazione dei diritti umani in Cina”, ha affermato l’organizzazione.





