Le autorità messicane hanno annunciato l’arresto di Isai “N”, identificato come nipote del famigerato narcotrafficante Joaquín “El Chapo” Guzmán, in un’operazione condotta nello stato di Sonora, al confine con gli Stati Uniti. Il sospetto, ricercato da tempo anche dalle autorità statunitensi, è stato catturato nel corso di un’azione coordinata che, secondo il funzionario della sicurezza Omar García Harfuch, rappresenta un passo significativo nel contrasto alle reti criminali legate al cartello di Sinaloa.
Parallelamente all’arresto, in un’altra località sono stati sequestrati 687 chili di cocaina, 151 armi da fuoco e 18 granate, un quantitativo che conferma la capacità operativa dei gruppi criminali attivi nella regione. Harfuch ha sottolineato che tali risultati riflettono il coordinamento permanente tra forze federali e agenzie locali per colpire obiettivi prioritari e indebolire le strutture logistiche dei cartelli.
L’arresto del nipote di El Chapo avviene in un momento di forte instabilità interna al cartello di Sinaloa, dove le fazioni legate ai figli del boss e quelle fedeli a Ismael “El Mayo” Zambada si contendono il controllo delle rotte del narcotraffico. Negli ultimi mesi, l’esercito messicano ha catturato diversi collaboratori di Aureliano Guzmán Loera, detto “El Guano”, fratello di El Chapo e figura di spicco nella guerra intestina. Su di lui pende una taglia da 5 milioni di dollari offerta dagli Stati Uniti.
Intanto, Joaquín Guzmán continua a scontare l’ergastolo nel penitenziario di massima sicurezza ADX Florence, in Colorado, struttura nota per ospitare alcuni dei detenuti più pericolosi degli Stati Uniti. Estradato nel 2017 dopo due spettacolari evasioni dalle carceri messicane, El Chapo ha più volte denunciato le condizioni della sua detenzione, lamentando isolamento, mancanza di visite familiari e presunti maltrattamenti.





