Gli Stati Uniti hanno condotto nuovi raid contro l’Iran mentre resta formalmente in vigore il cessate il fuoco e proseguono i negoziati per chiudere la guerra. Il Comando centrale americano ha parlato di operazioni “di autodifesa” condotte “per proteggere le truppe Usa dalle minacce poste dalle forze iraniane”. Secondo il portavoce del Centcom Timothy Hawkins, gli obiettivi comprendevano siti di lancio missilistici e imbarcazioni iraniane che, per Washington, stavano tentando di posizionare mine. “Continueremo a difendere le truppe, pur con moderazione durante il cessate il fuoco”, ha dichiarato. Secondo Al Arabiya, nel mirino sarebbero finite imbarcazioni a sud dell’isola di Larak e i raid avrebbero causato quattro morti. Teheran ha denunciato una “palese violazione del cessate il fuoco” nella provincia di Hormozgan e un nuovo “atto di aggressione”. Il ministero degli Esteri ha avvertito che l’Iran “non lascerà impunito alcun atto di aggressione” e “non esiterà a difendere la propria sovranità”.
Teheran minaccia
I Pasdaran hanno annunciato di avere abbattuto un drone americano MQ 9 entrato, secondo la loro versione, nello spazio aereo iraniano. Hanno sostenuto anche di avere aperto il fuoco contro un drone RQ 4 e un caccia F 35, costringendoli alla fuga. “Qualsiasi violazione del cessate il fuoco da parte dell’esercito statunitense aggressore porterà a una risposta reciproca ritenuta legittima e certa”, si legge nella dichiarazione. Il portavoce delle Forze armate iraniane Abolfazl Shekarchi ha minacciato una reazione “molto più severa” e “oltre la regione” in caso di nuovi attacchi. “Se impediranno le nostre esportazioni, l’Iran impedirà al petrolio di lasciare la regione”, ha aggiunto. Nelle stesse ore una petroliera ha segnalato un’esplosione esterna al largo di Muscat, in Oman, a 60 miglia nautiche dalla costa. L’United Kingdom Maritime Trade Operations ha riferito che equipaggio e nave sono al sicuro, ma il comandante ha segnalato una perdita di carburante in mare. Nel messaggio per l’Hajj, la Guida suprema Mojtaba Khamenei ha sostenuto che l’Iran ha inflitto un “duro schiaffo” agli Stati Uniti e che “le nazioni e i territori della regione non saranno più uno scudo per le basi americane”. Ha poi rilanciato gli slogan contro America e Israele, definendo il “regime sionista” un “tumore canceroso” vicino alla fine.
Rubio: “Accordo ancora possibile”
Nonostante l’escalation, il segretario di Stato Marco Rubio, in visita a Jaipur, ha detto che “un accordo con l’Iran è ancora possibile”. Ha confermato nuove discussioni in Qatar e spiegato che il confronto riguarda “la formulazione precisa del testo iniziale”. “Ci vorranno alcuni giorni”, ha aggiunto. La linea americana resta però rigida: “Il presidente ha espresso la sua volontà di raggiungere un accordo. O concluderà un accordo, o non ci sarà alcun accordo”. Donald Trump ha ribadito su Truth che l’uranio arricchito iraniano dovrà essere “immediatamente consegnato agli Stati Uniti” per essere distrutto oppure eliminato sul posto, in coordinamento con Teheran e sotto supervisione atomica. Secondo il New York Post, il presidente terrà oggi una riunione di governo a Camp David dedicata all’economia e all’Iran.
Fondi congelati e Hormuz
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha definito “nel complesso positiva” la visita in Qatar e ha parlato di progressi nei colloqui con gli Stati Uniti. Secondo Tasnim, un possibile memorandum d’intesa prevederebbe lo sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. Doha ha però smentito le indiscrezioni su una presunta offerta qatariota da 12 miliardi di dollari a Teheran. La Cina ha invitato le parti a rispettare il cessate il fuoco e a risolvere le controversie “con mezzi pacifici”. Anche l’Italia ha insistito sul dialogo. Antonio Tajani ha detto che “serve comunque che si proceda nel dialogo per concludere questa guerra e riaprire Hormuz”, pur riconoscendo che le posizioni americana e iraniana “molto dure” non aiutano. Sui mercati, il Wti è sceso a Tokyo di oltre il 5%, fino a 91,33 dollari al barile.
Israele oltre il Litani
Il quadro regionale resta instabile anche sul fronte israeliano. Secondo Channel 12 e Ynet, l’esercito israeliano ha iniziato a operare via terra nel Libano meridionale oltre il fiume Litani, la “linea gialla” della tregua armata, per allontanare Hezbollah dal confine e ridurre la minaccia dei droni esplosivi. Media libanesi e Al Jazeera hanno riferito di 12 morti a Mashghara dopo attacchi israeliani nel sud del Libano. Altri raid hanno colpito i distretti di Nabatieh, Jezzine, Tiro, Bint Jbeil e Sidone. Tajani ha chiesto prudenza: “Hezbollah deve smettere di attaccare e mi auguro che anche Israele rispetti la tregua”. A Gaza, almeno cinque persone sono morte in un attacco di droni israeliani contro il campo profughi di al Maghazi.





