Un tribunale federale statunitense ha respinto la causa intentata dallo scrittore Michael Wolff contro Melania Trump, stabilendo che le affermazioni contenute nel suo libro non costituiscono diffamazione secondo gli standard legali richiesti. Wolff, autore noto per i suoi testi critici sulle figure politiche americane, aveva accusato l’ex first lady di aver danneggiato la sua reputazione attraverso dichiarazioni pubbliche che mettevano in dubbio la veridicità delle sue ricostruzioni.
Il giudice ha però concluso che le parole di Melania Trump rientrano nella categoria delle opinioni politiche e delle risposte istituzionali, protette dal Primo Emendamento. Secondo la sentenza, le sue dichiarazioni non contenevano accuse fattuali dimostrabilmente false, ma esprimevano un giudizio soggettivo sulla credibilità dell’autore, insufficiente per sostenere un’azione per diffamazione.
Gli avvocati dell’ex first lady hanno accolto la decisione come una conferma della legittimità delle sue posizioni, ricordando che Wolff è stato più volte criticato per l’uso di fonti anonime e per ricostruzioni contestate. Lo scrittore, dal canto suo, ha definito la sentenza “deludente”, sostenendo che il verdetto rischia di rafforzare la possibilità per figure pubbliche di screditare gli autori senza conseguenze legali.
Il caso si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra la famiglia Trump e alcuni media statunitensi, spesso accusati di ostilità politica. La corte ha ribadito che, nel dibattito pubblico, le figure di alto profilo devono aspettarsi un livello più elevato di scrutinio e critica, e che solo affermazioni chiaramente false e dannose possono superare la soglia della diffamazione.





