Secondo fonti citate da Al Arabiya, Stati Uniti e Iran sarebbero vicini a un accordo mediato dal Pakistan, con un annuncio possibile nelle prossime ore e l’entrata in vigore immediata dopo la comunicazione ufficiale delle due parti. La bozza finale, riferisce l’emittente, includerebbe un cessate il fuoco immediato, l’impegno reciproco a non colpire infrastrutture militari, civili o economiche, la garanzia della libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman, oltre a una revoca graduale delle sanzioni statunitensi.
I media iraniani hanno riferito che il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, è stato nominato portavoce della squadra negoziale iraniana nei colloqui con gli Stati Uniti. La nomina è stata attribuita al presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, nonostante precedenti indiscrezioni di Iran International avessero parlato delle sue dimissioni da capo della delegazione per divergenze interne.
Una squadra negoziale del Qatar è arrivata a Teheran, in coordinamento con gli Stati Uniti, per contribuire alla definizione dell’intesa e sciogliere le questioni ancora aperte. Doha, centrale nella mediazione sulla guerra di Gaza, era rimasta finora più defilata sul dossier iraniano, anche dopo essere stata colpita da missili e droni iraniani durante l’ultimo conflitto.
Anche il Pakistan accelera. Il comandante dell’esercito pakistano Asim Munir è partito per l’Iran e dovrebbe incontrare alti funzionari della Repubblica islamica. La visita coincide con la presenza a Teheran, per il terzo giorno consecutivo, del ministro dell’Interno pakistano Mohsen Reza Naqvi. Islamabad resta il canale principale della mediazione, mentre domani il primo ministro Shehbaz Sharif sarà in Cina per discutere con Xi Jinping l’iniziativa congiunta in cinque punti preparata da Pechino e Islamabad.
I mercati scommettono sull’intesa
Le indiscrezioni sull’accordo hanno spinto i mercati. Wall Street ha aperto in rialzo, con il Dow Jones a più 0,30 per cento e nuovo record intraday a 50.434 punti, lo S&P 500 a più 0,31 per cento e il Nasdaq a più 0,34 per cento. In Europa le Borse hanno accelerato, trainate dal comparto tecnologico. Milano è salita fino a più 1 per cento, a 49.625 punti, tornando a guardare quota 50mila.
A Piazza Affari Avio è salita del 5 per cento, sostenuta dall’euforia per il debutto in Borsa di SpaceX previsto il 12 giugno, mentre St ha guadagnato il 3,6 per cento dopo i cali seguiti alla presentazione del piano al 2030. In rialzo anche Francoforte, Parigi, Madrid, Amsterdam e Londra. Poco mosso il petrolio, con il Brent per luglio a 103 dollari al barile e il Wti a 96,3 dollari.
Hormuz resta il nodo strategico
Nonostante gli spiragli diplomatici, lo Stretto di Hormuz resta il punto più sensibile della crisi. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha accusato Teheran di voler “tenere in ostaggio l’economia globale” con la chiusura del passaggio marittimo. “È un attacco diretto alla libertà di navigazione e al commercio globale”, ha detto al termine della ministeriale Esteri dell’Alleanza a Helsingborg, chiedendo ai Paesi alleati e partner di collaborare per garantire la riapertura dello Stretto, anche attraverso il trasferimento di asset essenziali nella regione.
Da Teheran arrivano segnali ambivalenti. I Pasdaran hanno annunciato che nelle ultime 24 ore 35 navi, tra petroliere e portacontainer, hanno attraversato Hormuz “in coordinamento con la marina” dei Guardiani della rivoluzione. Il giorno prima erano state 31, quello precedente 26. Allo stesso tempo, l’imam Muhammad Javad Haj Ali Akbari ha minacciato un allargamento della guerra se gli Stati Uniti dovessero tornare ad attaccare l’Iran: non solo Hormuz, ha detto, ma anche Bab el Mandeb potrebbe essere chiuso.
Pressione europea su Israele in Cisgiordania
Sul fronte israelo palestinese, Italia, Regno Unito, Francia e Germania hanno chiesto al governo israeliano di fermare l’espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi in Cisgiordania. In una nota congiunta, i quattro Paesi hanno sollecitato anche indagini sulle violenze dei coloni e sulle accuse contro le forze israeliane, il rispetto della custodia hashemita dei Luoghi Santi di Gerusalemme e degli accordi storici sullo status quo, oltre alla revoca delle restrizioni finanziarie all’Autorità nazionale palestinese e all’economia palestinese.





