Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sarebbe chiamato a decidere nelle prossime ore se riaprire il fronte delle ostilità contro l’Iran. Una scelta che, secondo fonti israeliane citate da Ynet, comporterebbe con ogni probabilità anche il coinvolgimento diretto di Israele. Il tema sarebbe stato al centro della lunga telefonata, durata oltre mezz’ora, tra il presidente americano e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, avvenuta poco prima dell’inizio della riunione del gabinetto di sicurezza israeliano. Secondo quanto riferito dall’emittente Kan, i due leader avrebbero discusso della possibile ripresa dei combattimenti con Teheran e degli sviluppi regionali dopo la recente visita di Trump in Cina.
La pressione su Pechino
Sul piano diplomatico, Washington rivendica di aver ottenuto da Pechino un impegno preciso: non fornire supporto all’Iran. A dichiararlo è stato il rappresentante per il commercio statunitense Jamieson Greer, spiegando che Trump avrebbe concentrato i colloqui con la leadership cinese proprio sulla necessità di isolare Teheran. “Il presidente si è assicurato che la Cina non fornisse sostegno materiale all’Iran”, ha detto Greer in un’intervista ad Abc News, sottolineando che gli Stati Uniti non hanno invece chiesto l’aiuto cinese per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Emirati Arabi Uniti: “Attacco terroristico contro la centrale di Barakah”
Nuove tensioni anche nel Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato con fermezza quello che definiscono un “attacco terroristico” contro un generatore elettrico vicino alla centrale nucleare di Barakah, nella regione di Al Dhafra. In una nota ufficiale, il ministero degli Esteri emiratino ha parlato di “pericolosa escalation” e di una “minaccia diretta alla sicurezza nazionale”, ricordando che colpire impianti nucleari destinati a fini pacifici rappresenta una violazione del diritto internazionale e degli accordi dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Secondo Abu Dhabi, simili attacchi mettono a rischio non solo la popolazione civile, ma anche la stabilità dell’intera regione.
Teheran rafforza l’asse con la Cina
Intanto l’Iran prova a consolidare i rapporti strategici con Pechino. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e figura centrale nei negoziati indiretti con Washington mediati dal Pakistan, è stato nominato rappresentante speciale per le relazioni con la Cina. La notizia, diffusa dall’agenzia Fars e rilanciata dal Global Times, arriva pochi giorni dopo la visita di Trump a Pechino. Un segnale che conferma quanto il dossier iraniano sia ormai strettamente intrecciato agli equilibri geopolitici tra Stati Uniti e Cina, soprattutto sul tema del blocco dello Stretto di Hormuz.
L’appello dell’Iran ai Paesi islamici
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha rilanciato la necessità di rafforzare i rapporti con i Paesi islamici e con gli Stati confinanti, in particolare quelli del Golfo Persico. Durante un incontro con il ministro dell’Interno pakistano Mohsin Naqvi, il leader iraniano ha accusato Stati Uniti e Israele di voler alimentare divisioni nel mondo islamico attraverso “progetti destabilizzanti e operazioni di sfiducia reciproca”. Il presidente iraniano ha inoltre sostenuto che Washington e Tel Aviv avrebbero favorito infiltrazioni terroristiche nelle aree di confine iraniane, lodando invece la cooperazione di Iraq, Pakistan e Afghanistan per aver impedito l’utilizzo dei loro territori contro Teheran.
Hezbollah torna a colpire Israele
Sul fronte libanese, la tensione resta altissima nonostante il cessate il fuoco. Un ufficiale israeliano ha riferito che Hezbollah avrebbe lanciato circa 200 missili contro Israele e contro le truppe dell’Idf nel corso del fine settimana. Secondo Tel Aviv, si tratta di una “chiara violazione” della tregua concordata tra Israele e Libano e prorogata di altri 45 giorni. Negli ultimi giorni Hezbollah avrebbe inoltre intensificato l’utilizzo di droni Fpv a basso costo contro le forze israeliane, aprendo un nuovo fronte tecnologico nel conflitto. “È una minaccia specifica e dobbiamo trovare rapidamente una soluzione”, ha dichiarato Netanyahu. Il conflitto lungo il confine nord si è aggravato dopo l’avvio delle operazioni militari congiunte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Da allora il Libano è stato progressivamente trascinato nella crisi regionale. Secondo le autorità libanesi, gli attacchi israeliani avrebbero provocato oltre 2.900 morti dall’inizio della guerra, più di 400 dei quali dopo la tregua entrata in vigore il 17 aprile.





