Ad aprile 2026 torna a crescere l’indice MIC, l’indicatore che misura il disagio sociale, salito a 10,3 punti, otto decimi in più rispetto a marzo. A pesare è soprattutto la forte accelerazione dell’inflazione sui beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto, aumentata al 4,3% dal 3,1% del mese precedente, mentre il tasso di disoccupazione esteso registra una lieve flessione attestandosi al 5,6%.
L’aumento dei prezzi, alimentato dalle tensioni sui mercati energetici, riporta l’inflazione su livelli che non si vedevano dalla fine del 2023. Secondo le prime stime, le pressioni rialziste continueranno almeno fino a giugno, con i primi segnali di trasferimento dei rincari energetici anche ad altre filiere produttive maggiormente esposte all’aumento dei costi.
Sul fronte del lavoro, il quadro resta sostanzialmente stabile. Ad aprile si stima un lieve incremento degli occupati accompagnato da una contenuta riduzione delle persone in cerca di lavoro. Dinamiche che dovrebbero portare il tasso di disoccupazione ufficiale al 5,1%.
Unità di lavoro standard destagionalizzate
Più debole invece la situazione delle unità di lavoro standard destagionalizzate, influenzate dagli strumenti di integrazione salariale come CIG e FIS. In questo ambito permane una fase di scarsa dinamicità, con il tasso di disoccupazione esteso fermo al 5,6%. L’incremento del MIC riflette dunque un peggioramento delle condizioni economiche percepite dalle famiglie, soprattutto a causa dell’erosione del potere d’acquisto provocata dall’aumento dei prezzi energetici e dei beni di consumo quotidiano.
Nel breve periodo, spiegano le analisi, il contesto rischia di ampliare ulteriormente l’area del disagio sociale, nonostante la tenuta del mercato del lavoro. A preoccupare è soprattutto la seconda parte dell’anno: il protrarsi delle tensioni internazionali e del conflitto potrebbe mantenere elevati i costi dell’energia e creare criticità negli approvvigionamenti.





