La caduta di James Holder, imprenditore britannico e cofondatore del marchio di moda Superdry, è arrivata oggi con una sentenza che ha scosso l’opinione pubblica e il settore in cui per anni è stato considerato un innovatore. Un tribunale inglese lo ha riconosciuto colpevole di stupro al termine di un processo durato settimane, incentrato su una notte di bevute sfuggita al controllo e conclusa con accuse che hanno demolito l’immagine del creativo diventato milionario grazie allo streetwear.
Secondo la ricostruzione emersa in aula, Holder aveva trascorso la serata in un locale esclusivo insieme a un gruppo di amici. Le telecamere di sicurezza e le testimonianze hanno confermato un consumo massiccio di alcol, culminato nel rientro dell’imprenditore in un appartamento dove si trovava anche la vittima. La donna ha raccontato di essersi svegliata in stato di shock, senza memoria lucida degli eventi, ma con segni fisici compatibili con un’aggressione.
Gli esami forensi e i messaggi scambiati nelle ore successive hanno costituito parte delle prove che la giuria ha ritenuto decisive. Durante il processo, la difesa ha tentato di sostenere che il rapporto fosse consensuale, insistendo sullo stato di ebbrezza di entrambi. Ma la corte ha stabilito che la vittima non era in condizioni di prestare alcun consenso e che Holder aveva approfittato della situazione.
La lettura del verdetto è avvenuta in un’aula gremita, dove l’imprenditore è rimasto impassibile mentre veniva dichiarato colpevole. La condanna rappresenta un colpo durissimo per il marchio che Holder aveva contribuito a fondare nel 2003 e da cui si era progressivamente allontanato negli ultimi anni. Superdry ha diffuso una nota in cui prende le distanze dall’ex dirigente, definendo le accuse “gravissime e incompatibili con i valori dell’azienda”.





