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Guerra USA Iran
Il Presidente USA, Donald Trump

Trump ferma i raid sull’Iran: “Accordo vicino”, ma Teheran smentisce

La Casa Bianca annuncia lo stop agli attacchi previsti nella notte e parla di intesa approvata da tutti. Media iraniani frenano: “Nessun testo approvato”. Khamenei non ha ancora dato il via libera finale
venerdì, 12 Giugno 2026
3 minuti di lettura

Donald Trump ha annullato gli attacchi contro l’Iran annunciati per questa notte e ha rilanciato la prospettiva di un accordo con Teheran. Dopo ore di minacce, nelle quali aveva promesso di colpire “molto duramente” la Repubblica islamica e aveva evocato il possibile controllo americano dell’isola di Kharg e delle infrastrutture petrolifere iraniane, il Presidente americano ha cambiato registro. Su Truth ha scritto di avere cancellato “gli attacchi e i bombardamenti programmati” perché le discussioni sarebbero arrivate “al livello più alto della leadership iraniana”. Secondo Trump, i punti finali dell’intesa sarebbero stati approvati “nel concetto e nei dettagli” da tutte le parti coinvolte, inclusi Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Pakistan, Bahrein, Kuwait, Giordania, Egitto e altri Paesi. “Luogo e data della firma saranno annunciati a breve”, ha aggiunto. Al New York Post il tycoon ha poi dichiarato che l’accordo sarebbe “più o meno del tutto concluso”.

Teheran frena

Da Teheran, però, sono arrivate subito smentite e cautele. Le agenzie iraniane Tasnim e Fars, vicine ai Pasdaran, hanno scritto che l’Iran “non conferma alcun accordo” e che “non è stata approvata nessuna bozza di intesa o memorandum iniziale con gli Usa”. Anche la televisione di Stato iraniana ha attaccato indirettamente Trump, accusandolo di raccontare “una bugia” ogni ora. I colloqui avrebbero prodotto un accordo di principio, ma la Guida Suprema Mojtaba Khamenei dovrebbe ancora dare l’approvazione finale. Le divergenze si sarebbero ridotte su tre nodi: il meccanismo per lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero, le condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz durante un cessate il fuoco di 60 giorni e il formato dei negoziati sul programma nucleare nello stesso periodo. Fonti citate da Axios sostengono inoltre che Qatar e Iran avrebbero trovato un testo comune da sottoporre agli Stati Uniti.

Hormuz

Resta incerto anche il quadro nello Stretto di Hormuz. Teheran aveva annunciato la chiusura totale “fino a nuovo ordine”, ma il Comando centrale americano sostiene che il passaggio “rimane aperto al transito”. Secondo Washington, sono stati stabiliti percorsi sicuri per le navi commerciali che non violano il blocco imposto all’Iran. Trump ha chiarito che il blocco navale resterà “pienamente in vigore ed efficace” finché l’intesa non sarà finalizzata. La tensione coinvolge anche l’India. New Delhi ha convocato l’incaricato d’affari americano dopo gli attacchi a tre navi mercantili con cittadini indiani a bordo. In uno degli episodi, secondo il governo indiano, sono morti tre marittimi. Il ministero degli Esteri di Delhi ha espresso “profonda preoccupazione” e ha chiesto che gli attacchi alle navi cessino, ribadendo che il transito attraverso Hormuz deve essere garantito senza ostacoli.

Kuwait colpito

L’escalation ha raggiunto anche il Kuwait. L’Autorità per l’Aviazione civile kuwaitiana ha denunciato un attacco iraniano contro il radar dell’aeroporto internazionale, con feriti e gravi danni alle strutture e ai sistemi di gestione del traffico aereo. L’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, dopo colloqui con gli omologhi di Iran e Kuwait, ha definito “inaccettabile” la ripresa degli attacchi contro i Paesi del Golfo e le loro infrastrutture critiche. Anche l’Onu ha chiesto di fermare l’escalation. Il Segretario generale Antonio Guterres si è detto “profondamente preoccupato” per gli attacchi statunitensi contro l’Iran, per quelli iraniani contro Paesi vicini del Golfo e per l’aumento della retorica ostile. Guterres ha invitato le parti a ripristinare pienamente il cessate il fuoco, garantire la libertà di navigazione e lavorare a un accordo “globale e duraturo”. Una ripresa del conflitto, ha avvertito, avrebbe conseguenze imprevedibili per la regione e per il mondo.

Libano e posizione italiana

La crisi resta intrecciata al fronte libanese. Media di Beirut riferiscono di sei morti in attacchi israeliani nel distretto di Tiro. L’Idf sostiene di avere preso il controllo operativo dell’area a nord del fiume Saluki, nel sud del Libano, e di avere bonificato tunnel e strutture usate da Hezbollah, anche nell’area del Beaufort. L’esercito israeliano afferma di avere eliminato oltre 50 miliziani e demolito centinaia di strutture. In Italia, Giorgia Meloni ha portato il dossier in Aula alla Camera, nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo. “Non soltanto per quanto avviene in Libano, ma anche per la situazione a Gaza e in Cisgiordania, è chiaro che il Consiglio europeo dovrà riflettere sulla direzione delle relazioni tra l’Unione europea e Israele”, ha detto la Presidente del Consiglio, chiedendo un confronto che vada oltre “l’enfasi della polemica facile”.

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