Taiwan ha accusato la Cina di riciclare prodotti ortofrutticoli attraverso il Vietnam per eludere i controlli sanitari e le restrizioni commerciali imposte da Taipei negli ultimi anni.
Secondo il Ministero dell’Agricoltura taiwanese, una parte delle esportazioni vietnamite di frutta e verdura avrebbe in realtà origine cinese, ma verrebbe re-etichettata lungo la filiera per entrare nel mercato taiwanese come prodotto del Sud-Est asiatico.
Le autorità di Taipei sostengono di aver individuato anomalie nei volumi commerciali e discrepanze nei certificati di origine, elementi che avrebbero fatto scattare un’indagine congiunta tra dogane, agenzie sanitarie e servizi di intelligence economica. L’ipotesi è che Pechino stia cercando di aggirare le restrizioni introdotte da Taiwan dopo una serie di controversie legate alla sicurezza alimentare e alle tensioni politiche tra i due lati dello Stretto.
Il governo vietnamita ha respinto ogni accusa, affermando che le sue esportazioni rispettano gli standard internazionali e che eventuali irregolarità sarebbero imputabili a singoli operatori privati. Pechino, dal canto suo, ha definito le accuse “infondate e politicamente motivate”, accusando Taipei di voler alimentare un clima di sfiducia commerciale.
La vicenda si inserisce in un contesto già segnato da frizioni crescenti: Taiwan denuncia da mesi pressioni economiche e tentativi di isolamento da parte della Cina, mentre Pechino accusa l’isola di ostacolare gli scambi per ragioni politiche. L’industria taiwanese teme che il caso possa destabilizzare ulteriormente il mercato agricolo locale, già colpito da oscillazioni dei prezzi e da una concorrenza sempre più aggressiva.
Per ora, Taipei ha annunciato controlli più severi e la possibilità di sospendere temporaneamente alcune importazioni, in attesa di chiarire l’origine effettiva dei prodotti.





