Lo Stato Islamico dell’Africa Occidentale (ISWAP), la fazione nigeriana affiliata all’ISIS, ha rivendicato l’attacco che ha provocato 29 morti nel nord-est della Nigeria, una delle aree più colpite dall’insurrezione jihadista iniziata oltre un decennio fa. L’assalto, avvenuto in un villaggio rurale dello Stato di Borno, è stato condotto da un gruppo armato che ha fatto irruzione durante la notte, aprendo il fuoco contro civili e incendiando diverse abitazioni. Secondo fonti locali, gli aggressori sarebbero arrivati su motociclette e avrebbero colpito indiscriminatamente, costringendo molti abitanti alla fuga verso la boscaglia. Le autorità hanno confermato il bilancio delle vittime e riferito che tra i feriti ci sono anche donne e bambini.
Le forze di sicurezza sono state dispiegate nell’area, ma i miliziani si sarebbero già dileguati prima dell’arrivo dei rinforzi. La rivendicazione dell’ISIS, diffusa tramite i suoi canali di propaganda, descrive l’attacco come parte della sua “campagna contro gli apostati”, una formula ricorrente nella retorica del gruppo. L’episodio si inserisce in un contesto di violenze ricorrenti nella regione del Lago Ciad, dove ISWAP e Boko Haram continuano a operare nonostante le operazioni militari nigeriane e il supporto delle forze multinazionali.
Il governo federale ha condannato l’attacco definendolo “barbaro” e ha promesso una risposta decisa, mentre le organizzazioni umanitarie presenti nell’area hanno espresso preoccupazione per l’aumento degli attacchi contro i civili nelle ultime settimane. Per molte comunità rurali del Borno, l’insicurezza resta una costante, con villaggi che vivono sospesi tra la paura dei gruppi armati e la difficoltà di ricevere protezione stabile da parte dello Stato. L’ennesima rivendicazione dell’ISIS conferma la resilienza del gruppo nella regione e riaccende l’allarme sulla capacità dei miliziani di colpire aree isolate, lasciando dietro di sé un bilancio di vittime che continua a crescere.





