La Cina ha lanciato un avvertimento diretto all’Unione Europea dopo la presentazione del piano “Made in Europe”, l’iniziativa con cui Bruxelles punta a rafforzare la produzione interna nei settori strategici, dalle tecnologie verdi ai semiconduttori. In una nota diffusa dal ministero del Commercio, Pechino ha definito il progetto “discriminatorio” e “contrario ai principi del mercato globale”, lasciando intendere che eventuali misure restrittive contro le aziende cinesi potrebbero essere seguite da contromisure proporzionate. Secondo fonti diplomatiche europee, la preoccupazione di Pechino riguarda soprattutto i capitoli del piano che prevedono incentivi alla produzione locale e limiti all’accesso di fornitori extra‑UE in settori considerati sensibili. La Cina teme che l’Europa possa seguire la strada degli Stati Uniti, che negli ultimi anni hanno introdotto barriere e controlli all’export per contenere l’espansione tecnologica cinese.
La Commissione Europea, dal canto suo, insiste sul fatto che il piano non mira a escludere nessuno, ma a ridurre dipendenze ritenute eccessive dopo gli shock della pandemia e della guerra in Ucraina. Tuttavia, il linguaggio usato da Pechino indica che la questione è destinata a diventare un nuovo fronte di tensione commerciale. Gli analisti notano che la Cina sta cercando di evitare un deterioramento dei rapporti con Bruxelles, considerati cruciali per l’export e per gli investimenti. Ma allo stesso tempo non può permettere che l’UE limiti l’accesso delle sue aziende ai mercati europei senza reagire. Il rischio, ora, è che il confronto si trasformi in una spirale di misure e ritorsioni che complicherebbe ulteriormente il quadro economico globale. Bruxelles assicura di voler mantenere il dialogo aperto, ma Pechino ha già chiarito che non resterà a guardare.





