Le forze americane impegnate nel blocco navale dello Stretto di Hormuz hanno sequestrato nel Mar Arabico una nave cargo iraniana. Washington sostiene che l’imbarcazione abbia tentato di violare le restrizioni marittime imposte nei giorni scorsi. Teheran parla invece di “pirateria armata” e annuncia ritorsioni. Sullo sfondo restano in bilico i nuovi colloqui previsti a Islamabad, che avrebbero dovuto riaprire il canale negoziale tra le due parti.
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, il cacciatorpediniere USS Spruance ha intercettato la nave mercantile iraniana Touska, diretta verso Bandar Abbas. Dopo sei ore di avvertimenti ignorati, le forze Usa hanno colpito la sala macchine dell’imbarcazione e successivamente effettuato l’abbordaggio con unità dei Marines. Il presidente Donald Trump ha confermato l’operazione dichiarando che “la nave sequestrata tentava di forzare il blocco di Hormuz”.
La risposta iraniana è arrivata poche ore dopo. L’agenzia Tasnim ha riferito che droni iraniani avrebbero colpito alcune navi militari statunitensi nell’area, mentre il portavoce dello Stato maggiore di Teheran ha promesso una risposta “rapida e proporzionata”. L’Iran accusa Washington di aver violato la tregua informale che aveva congelato temporaneamente l’escalation nel Golfo.
Negoziati sospesi
Il nuovo round di colloqui previsto a Islamabad resta incerto. Il Pakistan ha rafforzato la sicurezza nella capitale, chiuso alcune strade e predisposto misure straordinarie attorno all’hotel destinato a ospitare le delegazioni. La missione americana, secondo fonti locali, sarebbe attesa con il vicepresidente J. D. Vance e l’inviato Steve Witkoff.
Teheran però frena. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei ha dichiarato che “non è previsto alcun incontro” e che l’Iran non ha ancora deciso se partecipare. “Se ci saranno segnali positivi, andremo a Islamabad, ma per ora nessuna decisione”, è la linea ufficiale. Baghaei ha anche accusato gli Stati Uniti di non essere seriamente interessati a una soluzione diplomatica.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha mantenuto toni più prudenti, affermando che “la guerra non è nell’interesse di nessuno” e che “ogni via razionale e diplomatica dovrebbe essere percorsa per ridurre le tensioni”.
Petrolio in rialzo e mercati nervosi
Le tensioni nel Golfo hanno avuto effetti immediati sui mercati energetici. Il petrolio è salito di circa il 7%, mentre le Borse europee hanno aperto in netto calo: Parigi meno 1,32%, Francoforte meno 1,28%, Londra meno 0,47%. Gli investitori guardano soprattutto alla sorte dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico mondiale di greggio e gas.
Secondo i dati della società Kpler, il 18 aprile oltre venti imbarcazioni hanno comunque attraversato lo stretto, il numero più alto dall’inizio del conflitto. Tra queste anche navi cariche di prodotti energetici dirette verso Cina e India.
Europa divisa su eventuale missione internazionale
In Italia il ministro della Difesa Guido Crosetto ha aperto a una possibile missione internazionale nell’area, auspicando il via libera del Parlamento e preferibilmente sotto egida Onu. Più prudente il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, secondo cui qualsiasi intervento dovrebbe avvenire solo con mandato del Consiglio di Sicurezza.
Dalla Spagna il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha escluso la partecipazione di Madrid a operazioni militari nello stretto, chiedendo il ritorno a un passaggio “libero, sicuro e senza discriminazioni”.
Libano, nuovi raid israeliani
Resta alta la tensione anche sul fronte libanese. L’esercito Israel Defense Forces ha annunciato raid notturni contro presunte “strutture terroristiche” nel sud del Libano, nell’area di Qalaouiyah, sostenendo di aver colpito una piattaforma di lancio pronta all’uso. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha inoltre condannato il gesto di un soldato ripreso mentre distruggeva una statua di Gesù nel Libano meridionale, definendolo “grave e vergognoso”.





